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Le novità dal Parco della Majella
MARZO 2005
Con l’approssimarsi della conclusione del progetto, tutti i partners sono stati chiamati ad uno sforzo supplementare per garantire un’ottimale svolgimento del Convegno conclusivo. Il Parco Nazionale della Majella è stato incaricato di curare tutti gli aspetti organizzativi dell’evento, che si è svolto a Caramanico Terme (Pescara) nei giorni 21 e 22 marzo. La sede, particolarmente suggestiva, è stata quella dell’ex-convento delle Clarisse, antico edificio recentemente ristrutturato e messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Caramanico, che ne è l’attuale proprietario. Obiettivo del convegno è stato quello di illustrare le più appropriate metodologie utilizzate nei programmi di reintroduzione effettuati su specie di interesse comunitario, per arrivare a produrre un conciso manuale operativo che possa essere utilizzato come supporto operativo nella pianificazione di questi interventi sulla base delle indicazioni scaturite dall’esperienza maturata nei diversi progetti.
Per questo motivo si è deciso di aprire questo convegno con una sessione generale sulle indicazioni per la realizzazione di questi programmi contenute nelle linee guida redatte sia a livello internazionale (Pritpal Singh Soorae - IUCN/SSC Reintroduction specialist group) che a livello nazionale (Piero Genovesi - Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica)), seguite da interventi che hanno fatto il punto della situazione riguardo ad alcuni importati temi su cui si basano i moderni approcci a queste operazioni: le analisi genetiche (Michael K. Schwartz - U. S. Forest Service - Rocky Mountain Research Station) e la modellistica (Sandro Lovari – Università di Siena e IUCN Caprinae Specilist Group, nonché supervisore scientifico del progetto). L’impegno dell’Unione Europea nel sostenere questi progetti tesi alla conservazione della biodiveristà, anche nell’ottica della realizzazione della Rete Natura 2000 è stata illustrata da un rappresentante di Comunità Ambiente (Alberto Zocchi).
Nella seconda parte, più specifica, si sono volute analizzare le tematiche connesse alla reintroduzione di specie problematiche quali lince e orso (Djuro Huber - Facoltà di Veterinaria, Università di Zagabria) e il supporto dato a questi progetti dal Captive breeding programme, utilizzando un caso emblematico quale la reintroduzione del gipeto (Richard Zink - Foundation for the Conservation of the Bearded Vulture, Facoltà di Veterinaria, Vienna).
Il ritorno è stato sicuramente positivo, in quanto hanno richiesto l’accredito per assistere al convegno oltre 150 uditori, tra cui tecnici e operatori di vari Enti ed Istituzioni che svolgono attività di conservazione della fauna protette. Nel complesso, riteniamo di essere riusciti ad organizzare un evento di qualità, con interventi non limitati alla semplice relazione su attività svolte, ma volti ad evidenziare esperienze diverse e problematiche di carattere generale: ciò è dimostrato, oltre che dagli apprezzamenti ricevuti direttamente dai partecipanti, dalla vivacità dei dibattiti che si sono sviluppati in entrambe le giornate.
Contemporaneamente al convegno, in un’altra sala dello stesso stabile, è stata allestita una mostra sul progetto, che, attraverso una serie di pannelli realizzati dai partners, illustrava tutte le azioni svolte nel triennio (copia dei pannelli realizzati, in formato .pdf, è trasmessa in allegato). Gli stessi pannelli sono stati utilizzati per gli incontri con le popolazioni locali organizzati al fine di sensibilizzare i cittadini, ed in particolare i più giovani, sulle tematiche legate alla conservazione del camoscio appenninico e dell’ambiente naturale in genere. Nel Parco Nazionale della Majella, questo incontro si è svolto a Pacentro (Aq), sede della nuova area faunistica del camoscio in corso di realizzazione, il 23.03.2005, ed ha visto la partecipazione degli alunni della scuola primaria.
INVERNO 2004-2005
Il dato sicuramente più rilevante emerso nel terzo anno di monitoraggio è la “colonizzazione” da parte dei camosci del versante sud della Valle di Pennapiedimonte.
Questo fatto è molto probabilmente da mettere in relazione con le eccezionali nevicate registrate nel corso dell’inverno 2004-2005 che possono aver spinto i camosci del branco della parete nord delle Murelle, che svernano nel versante opposto della valle ed abitualmente a quote più elevate, a superare la forra e il torrente Avello per raggiungere i pendii caldi e soleggiati del versante meridionale.
Ricordiamo come nel corso dell’inverno del 2002 e del 2003 nonostante i ripetuti controlli in questo territorio non era stato avvistato alcun camoscio nell’area e anche all’inizo dell’inverno 2004-2005 il grosso dei camosci avvistati (circa 60-65 camosci) era attestato nell’area in cui la Valle dell’Inferno confluisce in quella di Selvaromana.
La localizzazione dei camosci nel versante meridionale è stata registrata a partire dal mese di gennaio e anche se è stata facilitata dalla presenza in questo gruppo di uno camoscio munito di radiocollare, non sarebbe passata inosservata a causa della frequentazione di aree aperte con vegetazione erbacea ed arbusitva (contrariamente al sito di svernamento usuale dove è presente una elevata copertura arborea) e poco distanti dal percorso dei sentieri che conduco in zona.
Il nucleo di Camosci della Rava del Ferro, nel versante occidentale della Majella, durante il periodo invernale 2004-2005, successivamente alle prime abbondanti nevicate, si sposta dalle zone estive per utilizzare le pareti rocciose poste a quote di circa 1200 m s.l.m. e circondate da vegetazione arborea, della zona di Grotta delle Femmine. Il gruppo è risultato costituito da circa 4-5 maschi e la presenza di un animale radiocollarato ha permesso di constatare la regolare frequentazione dell’area per l’intero periodo invernale, rendendo possibile l’esatta localizzazione dei camosci anche quando venivano utilizzate le aree di faggeta frammiste a piccoli affioramenti rocciosi presenti sopra le pareti principali, dove le possibilità di localizzare regolarmente a vista un numero di animali così limitato sarebbero state altrimenti molto basse.
La Valle di Palombaro si conferma un’area di recente ma costante colonizzazione, che oltre ad essere frequentata, nel corso degli ultimi anni, durante il periodo estivo, ha visto incrementare dal 2002 il numero di camosci che vi rimangono a svernare. Nel corso del 2004-2005, così come nel 2003-2004, oltre ad utilizzare le aree a quote più basse e le pareti poste ai due lati della fine della valle (con esposizione prevalente ad est), i camosci rimangono anche in quota (intorno ai 1800-1900 m s.l.m.) frequentando il versante esposto a sud, con un numero che nel complesso raggiunge circa 10-12 animali.
Le abbondanti nevicate portano i camosci svernanti nella Val Serviera, in località Grotta dei Callarelli-Fonte Viola ad utilizzare quote più basse, come d’altronte verificatosi in parte anche nel 2003-2004, rispetto a quelle frequentate nel corso del primo inverno di monitoraggio. Nel complesso il numero di animali che hanno svernato nell’area di passaggio tra Val Serviera ed il Fossato è di circa 45 camosci. Probabilmente a seguito di questo spostamento verso valle vengo avvistati per la prima volta dall’inizio del monitoraggio, camosci anche sul versante sud-est di Cima Raparo. Due maschi immaturi vengono più volte osservati lungo i ripidi prati e ghiaioni presenti nell’area.
La Valle di Fara S. Martino e la contigua Valle del Macellaro, anche nel corso di quest’inverno ospitano il gruppo più numeroso di camosci, valutato verosimilmente in oltre 90-95 camosci (max osservati contemporaneamente 78). Viene confermato, come avvenuto nel corso del 2004, l’utilizzo anche delle porzioni a quote più basse della Valle di Fara, a quote comprese tra i 550 ed gli 800 m s.l.m. da parte di circa un terzo del totale degli animali presenti.
AGOSTO 2004
Prosegue il programma di rilascio in natura di nuovi
soggetti Mercoledì 2 agosto è stato liberato in loc.
Martellese un altro camoscio, un maschio di 5 anni proveniente dall'area
faunistica di Lama dei Peligni. L'esemplare, cui era stato attribuito il
nome Amedeo, era il maschio dominante del branco, per cui il suo
allontanamento del recinto consentirà, oltre che di rinforzare la
popolazione in natura, al maschio subalterno presente nell'area faunistica
prendere il suo posto come riproduttore, in modo che le nuove generazioni
siano geneticamente differenti dalle precedenti.
LUGLIO 2004
Gli sforzi compiuti per la tutela della specie sulla Majella
continuano a dare buoni frutti Il censimento estivo del
Camoscio d’Abruzzo nel territorio del Parco, svoltosi il 21 luglio, ha
dato risultati superiori alle aspettavie. Ben 54 sono i cuccioli nati
nell’anno, avvistati dagli operatori dell’Ente, per un totale di 187
esemplari registrati. Un incremento delle nascite del 42% rispetto al già
estremamente positivo dato del 2003, quando furono contati con certezza 38
piccoli. Anche il numero di "yearlings", i camosci di poco più di un anno,
risulta incoraggiante, poiché il tasso di sopravvivenza nel primo anno di
vita è risultato decisamente elevato, superiore al 68%. La finalità
essenziale del censimento estivo è in primo luogo il conteggio dei nuovi
nati, poiché in questo periodo le femmine, dopo essersi riunite in
branchi, si spostano verso le quote più elevate, dove risultano più
facilmente individuabili. Per consentire una migliore copertura
dell’areale, sono state impegnati ben 46 operatori tra personale e
collaboratori dell’Ente Parco, personale del CTA, operatori delle
Cooperative del Parco e volontari. Il censimento appena terminato si è
svolto su un’area più ampia rispetto a quella controllata negli anni
precedenti, estendendo l’indagine alle nuove località in cui è stata
accertata la presenza dell’animale grazie all’attività di monitoraggio
continua prevista dal progetto LIFE02NAT/IT/8538. Tra le informazioni
di maggiore importanza ottenute grazie a questo censimento, è da
sottolineare in primo luogo la conferma della recente colonizzazione
estiva del versante occidentale della Majella che, ad eccezione dell’area
di Rava del Ferro, era stato finora praticamente disertato dalla specie.
Positivo anche il riavvistamento, in località Cima dell’Altare, del
camoscio affettuosamente chiamato “Teo”dagli operatori del Parco e
rilasciato alcuni mesi fa, munito di radiocollare, nella valle di Fara San
Martino.
GIUGNO 2004
Da Lama dei Peligni a Farindola Il giorno 24
giugno è stato "perfezionato" lo scambio di esemplari programmato con il
Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga ed avviato con la
liberazione di un camoscio sulla Majella alla Rava del Ferro. Infatti, un
esemplare nato lo scorso anno nel recinto di Lama dei Peligni è stato
trasferito nell'area faunistica di Farindola sul Gran Sasso. L'operazione
rientra nel programma di "Captive breeding", che ha la finalità di
aumentare la variabilità genetica dei nuovi nati nelle aree
faunistiche.
GIUGNO 2004
Liberato un camoscio sulla Majella Nell’ambito
delle attività previste nel Progetto LIFE, martedì 22 giugno è stato
liberato in natura, dal personale del Parco Majella, uno splendido
esemplare di camoscio d’Abruzzo. L’animale, proveniente dall’area
faunistica di Farindola e munito di radiocollare, è stato rilasciato nella
zona “Rava del Ferro”, località Lama Bianca, nel Comune di Sant’Eufemia a
Majella, alle pendici occidentali del massiccio. L’esemplare, un maschio
adulto nato all’interno dell’area faunistica, conquisterà la libertà in un
area particolarmente adatta per sue caratteristiche geomorfologiche e
ambientali. Questa sarà la prima di una serie di liberazioni in natura
condotte dai partner del progetto che avranno, tra le tante, la finalità
di migliorare, tramite la radiotelemetria, la conoscenza scientifica
dell’uso dell’habitat da parte del Signore delle rocce. Obiettivo
principale del progetto, infatti, è quello di garantire la conservazione e
lo sviluppo dei nuovi nuclei di camoscio appenninico sui massicci della
Majella e del Gran Sasso sul lungo periodo, aumentandone la variabilità
genetica e la consistenza numerica e riducendo i rischi collegati alle
interazioni dirette e indirette con il bestiame domestico e le attività
antropiche.
GIUGNO 2004
Nati quattro piccoli camosci Quattro splendidi
cuccioli di camoscio d'Abruzzo sono nati nei giorni scorsi nell'area
faunistica di Lama dei Peligni. Tali nascite permetteranno l'attivazione
di nuove aree faunistiche negli altri parchi del centro Italia,
consolidando la proficua collaborazione esistente tra gli enti. Le nascite
rappresentano un dato positivo molto importante, che ripaga dell'impegno
posto nell'attuare diverse azioni di tutela della specie, come
l'assunzione in gestione di boschi e pascoli, il rigoroso controllo del
territorio e le continue azioni di monitoraggio della specie.
OTTOBRE 2003
Un successo il censimento sul Camoscio
d'Abruzzo Il giorno 28 u.s. si è svolto nelle aree di alta
quota del massiccio della Majella il censimento autunnale del Camoscio
appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata). Organizzato dall’Ente Parco
nell’ambito dell’attività di monitoraggio condotta di continuo sulla
specie a partire dal mese di Ottobre 2002, all’interno del progetto LIFE
Natura 2002 della Comunità Europea (LIFE02NAT/IT/8538), il censimento ha
visto il coinvolgimento di 37 operatori tra personale, collaboratori e
volontari dell’Ente Parco e personale del CTA del Parco. Nonostante il
forte vento e la presenza di neve e ghiaccio, che hanno reso spesso
difficoltoso percorrere i vari transetti, le informazioni ottenute dal
censimento e dal monitoraggio della popolazione sono state molto
confortanti, se si considera che sui 18 transetti effettuati sono stati
avvistati 137 camosci, con 30 piccoli dell’anno, e che nella settimana
precedente il censimento in due giorni sono stati avvistati almeno 160
camosci diversi e tutti i piccoli dell’anno osservati nel censimento
estivo di luglio. L’elevatissimo tasso di sopravvivenza dei nati
dell’anno, a distanza ormai di quasi 5 mesi dalla nascita e il discreto
tasso di incremento della popolazione che si registra con continuità negli
ultimi anni, evidenziano l’ottimale stato di salute del Camoscio
appenninico presente all’interno del Parco Nazionale della Majella e
l’efficacia delle attività di gestione della specie condotte dall’Ente
Parco, che in questo ultimo anno fra l’altro, sempre all’interno del
progetto Life, hanno portato a monitorare lo stato sanitario e ad
effettuare interventi preventivi sul bestiame monticante nelle aree
frequentate dalla specie.
LUGLIO 2003
Il
monitoraggio continuo dei branchi sta rivelando che quasi tutte le femmine
adulte hanno partorito un piccolo, facendo ben sperare per il futuro
incremento della popolazione. Il giorno 25 di questo mese si è svolto
il censimento delle popolazione di Camoscio appenninico della Majella. La
giornata è stata particolarmente impegnativa: vi hanno partecipato 35
operatori, tra personale dell'Ente Parco, Guardie Forestali e
collaboratori. Sono stati inoltre invitati a partecipare i rappresentanti
dei Parchi del Gran Sasso-Monti della Laga e dei Monti Sibillini, partners
nel Progetto LIFE. Sono stati realizzati 15 transetti, che hanno
interessato tutto l'areale utilizzato più frequentemente dai camosci ed i
territori limitrofi. I risultati sono stati decisamente incoraggianti:
rispetto all'ultimo censimento utile, svoltosi nell'autunno 2001 ed in cui
i camosci avvistati erano stati un centinaio, quest'anno il numero minimo
certo totale degli esemplari avvistati è stato di 147, con almeno 38
piccoli dell'anno.
GIUGNO 2003
L'attività
di monitoraggio finora svolta finora ha consentito l'individuazione e la
definizione di tutto l'areale maggiormente frequentato dai camosci durante
le varie stagioni dell'anno. Si è così potuto constatare che attualmente
la specie è distribuita prevalentemente sul versante orientale del
massiccio, in cui si trovano le aree più impervie e le pareti rocciose più
inaccessibili, da cui i camosci non si allontanano mai troppo, neppure in
pieno inverno. La conoscenza dellareale di distribuzione e dell'uso dello
spazio dei camosci è fondamentale per poter programmare interventi
efficaci per eliminare o ridurre tutte le potenziali minacce e le fonti di
disturbo.
MAGGIO 2003
Buone
notizie nell'area faunistica di Lama dei Peligni: tutte e quattro le
femmine ospitate nei recinti (Clotilde, Agata, Filomena e Lama) hanno
partorito un piccolo: quattro nuovi nati nel giro di una settimana hanno
portato la popolazione dell'area a 12 esemplari. Contemporaneamente, sono
iniziate anche le nascite di nuovi camosci in natura, e tutti i branchi
principali si sono spostati nei territori di parto.
DICEMBRE 2002
Il
monitoraggio dei nuclei di Camosci ha consentito di individuare le
principali aree di svernamento della specie sulla Majella. Si tratta di un
dato di grande importanza in quanto le uniche informazioni di cui si
disponeva fino ad oggi risalivano alla prima metà degli anni novanta,
nella fase immediatamente successiva al rilascio dei primi esemplari, e
non erano quindi più attendibili.
NOVEMBRE 2002
Dopo la
settimana svoltasi nel Parco del Gran Sasso - Monti della Laga, in cui i
partecipanti hanno acquisito sul campo esperienze di radiotelemetria su
Camosci provvisti di radiocollare, si è svolto a Lama dei Peligni e Fara
San Martino il terzo modulo del corso per operatori del monitoraggio
faunistico. Le lezioni si sono concentrate sugli aspetti veterinari del
progetto, illustrati dal Dott. Rosario Fico dell'Istituto Zooprofilattico
Sperimentale per l'Abruzzo ed il Molise "G. Caporale", e dal Dott. Simone
Angelucci, collaboratore dell'Ente, e sull'utilizzo del GIS, la gestione
di un database e l'analisi dei dati ottenuti con il radiotracking,
e l'analisi e stima degli Home rangemediante i sistemi
informativi.
OTTOBRE 2002
Prosegue
il monitoraggio sistematico della popolazione, che ha già permesso di
individuare le principali aree utilizzate dai branchi durante la bella
stagione: durante le uscite già effettuate (in media, oltre tre alla
settimana) sono stati osservati in tutto quasi cento camosci. E'
iniziato, presso il Centro Visite del Parco a Lama dei Peligni, il corso
di formazione di operatori per il monitoraggio faunistico. Al corso
partecipano dipendenti dell'Ente, personale del Corpo Forestale e altri
collaboratori. Questa primo modulo prevede una serie di lezioni treoriche
volte soprattutto alla conoscenza della biologia e dello status della
specie, delle problematiche di conservazione e dei fondamenti di
radiotelemetria. Le lezioni, seguite con grande interesse da una ventina
di partecipanti, sono state tenute dal Dott. Franco Mari.
GIUGNO 2002
Iniziano le
attività di campo del Progetto. Queste prime attività sono dedicate
soprattutto all'azione riguardante la stesura del Piano di Idoneità:
vengono monitorati i flussi di escursionisti lungo i sentieri di alta
quota per verificare l'impatto del turismo sui nuclei di Camosci. engono
inoltre studiate le possibili interazioni tra Camosci e bestiame domestico
mediante il censimento delle greggi pascolanti nelle aree
critiche.
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