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Le alte quote Le alte quote della Maiella sono rappresentate da aride pietraie punteggiate da zolle di vegetazione pioniera. Le condizioni ambientali sono proibitive; eppure questo ambiente presenta un patrimonio floristico esclusivo e di grande interesse biogeografico, caratterizzato da relitti glaciali e specie di origine orientale, giunte qui in epoche molto remote. L’isolamento subito ha determinato il differenziamento di nuove entità floristiche dando origine ad un’elevata biodiversità.
Qui le piante si presentano prostrate per meglio resistere ai venti, è il
caso dei salici nani di alta quota, oppure assumono la forma di pulvini e
cuscinetti come per Androsace appenninica e la Silene a cuscinetto. Alcune
presentano un fitto rivestimento di peli (Stella alpina dell’Appennino)
oppure sono crassulente come nel caso dei Sedum e dei Semprevivi, tutti
adattamenti necessari per sopravvivere nonostante l’elevata aridità
dell’aria e del substrato roccioso. L’esiguo periodo privo di copertura
nevosa implica un ciclo stagionale molto breve con una fioritura vistosa
necessaria per attirare gli insetti pronubi, soprattutto farfalle che a
queste quote sono piccole e scure. Inoltre i colori dei fiori sono spesso
gialli, blu-viola o bianchi, tutti colori che permettono una protezione dei
tessuti vegetali ai raggi UV.
Sulle principali vette della Majella dove l’innevamento è molto prolungato è
presente il Fringuello alpino, una specie che rimane anche d’inverno in
questi ambienti e che d’estate si nutre di insetti che permangono nei pressi
delle chiazze di neve. Anche il Sordone è legato agli ambienti di quota, in
particolari ai pascoli si Sesleria. La somiglianza delle vette della Majella alla tundra artica ha fatto sì che fossero scelte dal Piviere tortolino, uccello scandinavo migratore che in passato si è riprodotto più volte sulla montagna e che oggi è oggetto di studi da parte del Parco per accertarne la presenza in questi ambienti. |
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