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Le grotte

Il carsismo è un fenomeno che caratterizza profondamente le montagne del Parco, in gran parte costituite da rocce carbonatiche, e in particolare la Majella sulla quale si contano oltre 100 grotte.
Le acque piovane e quelle di fusione delle nevi penetrano facilmente nelle rocce calcaree affioranti nel territorio del Parco; muovendosi nel sottosuolo esse, nel corso dei millenni, ampliano le fratture e scavano gallerie, grotte e cunicoli, grazie alla loro azione chimica e meccanica; in superficie lo scorrere delle acque dona affascinanti paesaggi carsici impreziositi da doline, inghiottitoi e campi carreggiati. Lo stesso fenomeno, che causa dell'erosione dell'ammasso roccioso, si rivela “costruttivo”, regalandoci splendide concrezioni alabastrine (principalmente stalattiti e stalagmiti) che ornano le pareti delle più belle grotte della zona. Fra le cavità carsiche presenti la Grotta del Cavallone, detta anche Grotta della Figlia di Iorio, è sicuramente la più nota, si apre a circa 1450 m di quota nel Vallone di Taranta ed ha uno sviluppo di 1300 m; molto particolare è la Grotta Nera con il “latte di monte” una concrezione morbida al tatto nella cui genesi concorrono anche alcuni batteri. Numerose sono comunque le altre grotte, ricche di testimonianze storiche, preistoriche e/o paleontologiche (Grotta degli Orsi Volanti e Grotta del Colle, ambedue nei pressi di Rapino, Grotta Caprara in territorio di Lama e la Grotta dei Piccioni nella Valle dell'Orta).

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il mondo sotterraneo ospita non poche forme di vita. Le piante possono vivere solo sull’uscio delle grotte o comunque fin dove arriva qualche spiraglio di luce; esse sono dette “sciafile” proprio perché vivono in ambienti poco luminosi. Spesso amano anche l’umidità quindi nei pressi di cavità carsiche (in grotta l’umidità arriva anche al 100%). Fra queste ricordiamo: alcune felci come il capelvenere e la lingua di cane e alcune piante fiorite come l’aquilegia della Majella e la campanula napoletana, oltre naturalmente ai muschi e licheni; nella zona più interna troviamo solo alghe e funghi. Le grotte e le cavità della roccia possono essere rifugio per alcuni mammiferi (volpe, faina, lupo, orso) e uccelli, soprattutto rapaci notturni, o residenza stabile per altri.

Naturalmente qui si vive al buio per cui gli animali non hanno apparati visivi molto sviluppati e i loro colori sono spesso inesistenti o molto tenui. La fauna di grotta è costituita principalmente da invertebrati (aracnidi, ortotteri, coleotteri, lepidotteri), ma sono i pipistrelli le specie più rappresentative di questi ambienti; al riguardo l’Ente Parco sta svolgendo ricerche per la conoscenza delle specie presenti e che allo stato attuale ammontano a circa 13 specie. Si tratta di specie molto importanti, basti pensare che il 50% delle specie presenti in Italia sono a rischio di estinzione. Questo animale è un ottimo insetticida naturale in quanto può catturare fino a 2000 insetti per notte; è importante quindi tutelarlo e tutelare l’ambiente in cui vive: non solo il mondo sotterraneo, ma anche i boschi secolari e il patrimonio edilizio rurale.

Grotte visitabili
Grotta del Cavallone entra
Grotta dei Piccioni entra












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