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Il paesaggio antropizzato

Per salvaguardare la biodiversità, è fondamentale conservare gli habitat che ne sono sede, anche il paesaggio agrario e quello urbanizzato dei piccoli paesi di montangna, quando sono ben inseriti e in armonia con il contesto territoriale.

Un tempo i contadini stavano molto attenti a conservare alcuni elementi naturali come siepi, muri a secco, boschetti, stagni e alberi sparsi che fungevano da ambiente di riproduzione, rifugio e alimentazione per numerose specie di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, ma anche i numerosi insetti entomofagi che tanto sono utili all’agricoltura. Infatti, un ambiente ricco di flora e fauna selvatiche risulta in equilibrio e necessita di minori interventi da parte dell’Uomo per contenere le specie che entrano in competizione con la produzione agricola. Un elemento caratteristico del paesaggio agrario tradizionale del territorio del Parco Nazionale della Majella, che un tempo era molto diffuso e che oggi rimane solo come testimonianza nei terreni ormai incolti e abbandonati, sono le cosiddette “macerine”, ovvero cataste di pietre accumulate spesso a confine degli appezzamenti. Esse rappresentano un’importante testimonianza dell’opera svolta dai contadini nel corso dei secoli, che nel loro lavoro di spietramento del terreno, riutilizzavano spesso tali pietre ammucchiate ai confini o per creare muri a secco. Oggi queste macerine e i muri a secco realizzati con pietre ricoperte da muschi e licheni costituiscono un rifugio per numerosi invertebrati e rettili come la Lucertola muraiola, il Colubro di Riccioli e di Esculapio.

I pascoli rappresentano un altro ambiente di origine antropica molto diffuso sulla Majella (oltre il 20% del territorio) nota in passato per essere il regno delle pecore. Questi ambienti hanno favorito la presenza di numerose specie vegetali spesso endemiche, che si conservano proprio grazie al particolare habitat generato da secoli di attività pastorizia.

Le radure e le aree aperte generate per il pascolo permettono l’esistenza di numerose specie ornitiche come la Coturnice, l’Ortolano, la Tottavilla, il Calandro tutte specie presenti nella Direttiva Uccelli e che riescono a trovare la risorsa trofica costituita da insetti nell’erba brucata dagli erbivori.
















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