Orso
bruno marsicano
Il territorio del Parco
Nazionale della Majella è stato da sempre frequentato dall'orso bruno
marsicano con variazioni numeriche nel corso degli anni. Ad oggi è
plausibile stimare non meno di 4 - 8 esemplari che utilizzano il territorio
del Parco. Nel corso degli ultimi decenni, seppure raramente, è stata
rilevata la presenza di femmine con piccoli.
La presenza di diversi
Parchi Nazionali, Riserve e Parchi regionali contigui fra loro favorisce lo
spostamento di questo plantigrado da un'area all'altra, di qui la necessità
e l'importanza delle aree contigue, in particolare nel settore meridionale
del Parco che rappresentano le zone più meritevoli di attenzione per questa
specie.
Il Parco della Majella,
in accordo col Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, ha avviato nel
2001, un progetto di ricerca finalizzato a definire il quadro delle risorse
alimentari e ambientali disponibili per la specie sul territorio dei due
Parchi. Il progetto si concluderà entro i primi mesi del 2003 con
l'individuazione di una serie di interventi, da realizzare nel corso degli
anni successivi, che abbiano quale obiettivo ultimo la stabilizzazione della
popolazione e la sua diffusione in quelle aree dove risultava presente fino
al XIX secolo.
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Identificazione |
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L'orso bruno marsicano è un plantigrado, di grandi dimensioni (i
maschi raggiungono pesi di oltre 220 kg prima del letargo e una
lunghezza di circa due metri), con orecchie corte e arrotondate
e coda tozza e appena accennata (5 - 10 cm). Il colore è
solitamente bruno scuro, ma talvolta sfuma nel beige dorato; le
condizioni di luce determinano forti cambiamenti della
percezione visiva del colore degli orsi. All'orso dell'Appennino
è riconosciuta una classificazione zoologica di sottospecie
(Ursus arctos marsicanus). |
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Comportamento |
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Solitario e scarsamente territoriale (nel senso che non sembra
difendere attivamente una "sua"porzione di territorio) è attivo
soprattutto di notte. E' un animale a basso tasso riproduttivo,
che vive in territori molto ampi, fino alle molte decine di kmq.
I piccoli (solitamente1-2, eccezionalmente 3, rarissimamente 4)
alla nascita, che avviene in dicembre-gennaio durante il letargo
materno, pesano 4 - 500 grammi e sviluppano lentamente rimanendo
dipendenti dalla madre per 2-3 anni. Durante questo periodo le
femmine-madri non accettano il corteggiamento dei maschi. Quando
le risorse alimentari sono pressochè scomparse gli orsi ibernano
in rifugi invernali abbassando il metabolismo corporeo fino alla
primavera successiva. In realtà il fenomeno del letargo è
raramente totale; molto spesso gli orsi, durante l'inverno,
escono per qualche ora dalla tana se c'è una buona giornata di
sole e se si trova qualche piccola risorsa alimentare. |
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Alimentazione |
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Benché sia classificato fra i Carnivori, in realtà utilizza uno
spettro alimentare molto ampio. La componente vegetale (frutta,
bulbi, funghi e vegetali) è molto elevata, fino al 60 - 70 %;
quella animale, che include anche insetti, miele, uova,
raramente grossi mammiferi. si aggira sul 30 - 40 %. L'orso
preda raramente in modo attivo (anche se talvolta non disdegna
qualche pecora e addirittura qualche bovino o equino); più
spesso utilizza carogne condividendole (malvolentieri!) con lupi
e altri carnivori più piccoli. |
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Habitat |
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L'ambiente tipico è il bosco e in particolare la faggeta (tra
gli 800 e i 1700 m) con escursioni alla ricerca di cibo o per
semplici trasferimenti sia nelle praterie d'altitudine che nei
querceti di quote inferiori fino a spingersi nei frutteti
circostanti le abitazioni. |
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Segni di presenza |
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Escrementi ricchi di residui vegetali (frutti, semi, bacche
ecc.) poco digeriti e poco assimilati avendo un intestino da
carnivoro e di cui si sente anche il profumo dei frutti
originari. Grossi massi rivoltati alla ricerca di insetti e
larve, soprattutto formiche, raspature sulla neve sotto gli
alberi da frutta, unghiate sui tronchi. Il segno di presenza più
caratteristico sono le impronte, assolutamente inconfondibili.
Inoltre c'è da ricordare, tra le modalità di consumazione delle
grosse prede, che l'orso scuoia la carcassa degli animali che
mangia. I pastori, in Abruzzo, chiamano la pelle che resta
"straccio". |
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Avvistamento |
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L'avvistamento diretto è difficile a causa delle abitudini assai
elusive e prevalentemente notturne dei nostri orsi. Negli
inverni più miti non è raro trovare sulla neve le impronte di
qualche esemplare, probabilmente maschio, alla ricerca delle
ultime bacche. |
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Durata della vita |
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In
cattività sono registrati casi di oltre 30 anni; in natura, dove
la battaglia quotidiana per la sopravvivenza è molto più dura, è
raro che vadano oltre i 20 - 25 anni. |
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Autore della scheda: Dr. Giorgio Boscagli
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