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Cultura e Natura

L'Eremitismo nella natura selvaggia del Parco Nazionale della Majella

Il Progetto – realizzato dall’Ente Parco Nazionale della Majella, con il sostegno di Fondazione Telecom Italia, in collaborazione con la Fondazione Genti d’Abruzzo Onlus e Legambiente Abruzzo Onlus e con la partecipazione dell’Università “G. D’Annunzio”, della Sovrintendenza BSAE Abruzzo e dei Comuni di Roccamorice, Fara San Martino, Pretoro ed Abbateggio – ha attuato una significativa valorizzazione dell’intero territorio del Parco, attraverso una serie di attività in grado di creare una rete di condivisione di quei valori e di quel patrimonio ambientale e culturale che noi abbiamo l’obbligo di lasciare in eredità alle generazioni future.

Le peculiarità del territorio della Majella, l’asprezza dei caratteri morfologici, l’imponenza delle cime delle montagne, hanno da sempre associato a questo territorio l’immagine di un’area selvaggia, difficile da abitare.

Questo ambiente, che da sempre ha accolto piccole comunità di agricoltori e soprattutto pastori sparsi nel territorio intorno a chiese ed abbazie, ha costituito l’humus ideale per eremiti e mistici che si sono insediati nelle aree più impervie e isolate della montagna, lontano dagli uomini, in preghiera e contemplazione di Dio, immersi in questi grandi spazi naturali selvaggi.

Le testimonianze di questa particolare presenza religiosa, dei rapporti profondi e della venerazione che questi asceti hanno impresso nella cultura delle comunità locali, sono molteplici ed ancora oggi le tracce di questo passato sono diffuse e vive tra la gente della Majella e dell’Abruzzo interno.

La figura più emblematica è stata senza ombra di dubbio Pietro Angelerio, noto come Pietro da Morrone eremita e poi divenuto Papa con il nome di Celestino V.

Tuttora le tracce di questo passato nel Parco Nazionale della Majella, gli insediamenti eremitici e monastici ancora perfettamente conservati ed inseriti nel contesto ambientale selvaggio che si è mantenuto simile a quello originale dell'epoca, le tradizioni, le manifestazioni religiose, ecc., restano ad imprimere in maniera impressionante l’immagine di questi territori e possono essere fruite da un visitatore consapevole offrendo una chiave di lettura forte e profonda del territorio.


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