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Aquila reale

Immagine dell'Aquila reale

Aquila chrysaetos

Con una apertura alare di oltre due metri, artigli robusti e con un becco estremamente affilato, l'Aquila reale è da sempre simbolo di maestosità. Situata all'apice della piramide alimentare, spesso caccia sorvolando a bassa quota i territori montani, cercando di sorprendere lepri, volpi, coturnici e più raramente piccoli di camoscio.

Il nido viene costruito su pareti rocciose, spesso alte diverse centinaia di metri, poste sempre a quote più basse rispetto ai territori di caccia in modo da poter sfruttare la gravità nel volo di ritorno, quando il maschio porta la preda alla femmina in cova o ai pulli in attesa di cibo. Generalmente vengono deposte due uova a distanza di pochi giorni ma nella maggior parte dei casi solo uno dei due pulli arriva ad involarsi. Ad eccezione infatti di rare situazioni dove vi sia una ampia disponibilità di cibo, nel novanta per cento dei casi il pullo più grande ha il sopravvento sul più piccolo, sottraendogli il cibo ed arrivando anche a procurarne direttamente la morte, comportamento questo noto come "cainismo".

L'Aquila reale ha risentito pesantemente del bracconaggio e della pressione venatoria, che hanno determinato sia l’uccisione diretta di molti individui sia una drastica riduzione delle prede naturali. Questo unitamente alle modifiche e trasformazioni ambientali avvenute in molte aree montane ha causato per decenni  un crollo della popolazione e del suo potenziale riproduttivo.

Attualmente in Abruzzo, soprattutto grazie all'istituzione di numerose aree protette montane questa maestosa specie ha ricolonizzato molti territori dai quali era scomparsa e all’interno del territorio del Parco Nazionale della Majella sono da diversi anni presenti sei coppie territoriali. L’aquila reale nel Parco viene monitorata costantemente per verificare la riproduzione e l’involo degli aquilotti, che avviene generalmente a metà del mese di luglio, e per controllare  la formazione di nuove coppie ma anche che non sopraggiungano nuove minacce ad una popolazione che ha probabilmente raggiunto la capacità portante dell’ambiente, ma che rimane costantemente a rischio a causa della elevata sensibilità ad ogni forma di interferenza antropica.

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