Povero Panda


Il 19 settembre scorso, in una improvvisa conferenza stampa del WWF Italia presso la propria sede romana, alla presenza del ministro dell'Ambiente On.le Altero Matteoli e con la significativa assenza del proprio Presidente, Fulco Pratesi, è stato distribuito un dossier del WWF, costituito da una scheda di analisi e giudizio per ogni Parco Nazionale.

Il Direttore del Parco, Dott. Nicola Cimini, profondo conoscitore della realtà dei parchi italiani e stranieri, presente all'evento, con incredulità mista a sconforto - per il fatto di militare da decenni nell'associazione dove ha anche ricoperto gli incarichi di responsabile di Sezione e di Presidente della Delegazione Abruzzo - leggendo le pagine del "Dossier" ha scoperto una realtà a lui fino ad allora ignota. Un mondo dei parchi fatto di buoni e di cattivi, dove parchi notoriamente inefficienti o rimasti sostanzialmente sulla carta vengono premiati con giudizi edulcorati e parchi reali ed efficienti puniti con pessimi giudizi, accompagnati da notizie completamente false o manipolate. In particolare, nel dossier, il Parco Nazionale della Majella e descritto come un Parco dove:

1. Si privilegiano "spese, progetti e consulenze per realizzare nuove strutture".
Affermazione falsa e manipolata allo stesso tempo.
Falsa in quanto il Parco non ha privilegiato assolutamente la realizzazione di strutture inutili o superflue ma solo di quelle fondamentali per le finalità del Parco e che nel novero dei Parchi italiani è quello che si contraddistingue per l'assoluta assenza di consulenze. Manipolata in quanto è pur vero che un Parco nato nel 1995, con il direttore in carica dal gennaio del 1997, privo di qualsiasi struttura all'interno ed all'esterno dell'area protetta, ha dovuto necessariamente dotarsi di uffici, centri di visita, uffici di informazione, uffici per la sorveglianza e quanto altro necessario per il raggiungimento delle prioritarie finalità dell'Ente;

2. Si attribuisce "importanza secondaria" agli "aspetti di conoscenza e gestione di flora e fauna ed anche la gestione della limitata popolazione di cinghiali - i danni alle rare colture sono limitati e localizzati - e ancora improntata ad azioni estemporanee";

Nulla di più falso. Basta scorrere i bilanci, soprattutto quelli consuntivi, ed i programmi operativi, per rendersi conto che le attività di ricerca pura ed applicata rivestono importanza fondamentale per il Parco e derivano non da azioni estemporanee bensì da un organico Piano di ricerche proiettato nel decennio e derivante dalle precise analisi effettuate per il Piano del Parco.

Gli interventi effettuati sulle popolazioni di cinghiale sin dal 1997, lungi dall'essere estemporanei trattasi di limitate catture con rete in aree critiche precedute da attento monitoraggio e non di vere e proprie battute di caccia o di autentici piani di sterminio come è avvenuto in altri Parchi Nazionali e di cui stranamente nel Dossier non si fa menzione alcuna - hanno garantito l'equilibrio ecologico, ridotto i danni a poche decine di milioni, e consentito di non aggirare il divieto di caccia all'interno dei Parchi Nazionali.

3. Si disattendono "gli accordi sindacali... con conseguenze gravi sulla funzionalità del Parco";

Nulla di piu falso. Il Parco, non ha alcun conflitto sindacale con il proprio personale dipendente che è ammirevole per dedizione e professionalità e la funzionalità del Parco non corre alcun pericolo. E' vero invece che il Parco ha due ver- tenze para-sindacali, proprio con il Presidente e Vicepresiden- te regionali del W.W.F. che, dopo aver partecipato ai concorsi pubblici per I'assunzione e non aver superato nemmeno la elementare prova di preselezione - il vicepresidente regionale Massimo Pellegrini -, ed essersi classificato al quinto posto contro tre posti disponibili - il Presidente Regionale, Dante Caserta -, hanno attivato azioni diverse per ottenere, comun- que, un provvedimento di assunzione da parte del Parco.

4. Non si contrasta con efficacia il bracconaggio che "dilaga ovunque con Orsi, Lupi ed altri animali uccisi con lacci d'acciaio ed altri metodi brutali";

Realtà completamente manipolata. Il bracconaggio è un fenomeno che riguarda tutte le aree protette a forte densità di cinghiali, cervi e caprioli. Ciò, comporta rischi anche per la fauna di maggior pregio ed in particolare per lupi ed orsi - come nel caso dell'unico orso ucciso da un laccio assassino, in cinque anni di esistenza del Parco, mentre nessun lupo, cervo, capriolo o camoscio è stato ucciso nello stesso periodo -. L'intensa ed efficace azione di prevenzione e repressione - oltre 20 bracconieri scoperti e denunciati - ha portato ad una drastica riduzione del fenomeno. Ne è riprova il soddisfacente stato della fauna selvatica di pregio, orso marsicano e camoscio in primis - in costante espansione.

5. Si hanno rapporti conflittuali con gli enti locali che "portano a continue proposte di strade ed impianti di risalita da parte di questi ultimi";

Nulla di più falso. Il Parco si è fatto carico, sin dal momento della sua istituzione, di perseguire un'intensa e proficua opera di concertazione con Regione e Comuni che ha portato alla sottoscrizione di due qualificanti protocolli d'intesa con la Regione Abruzzo sui bacini sciistici, - uno di questi prevede lo smantellamento e la riqualificazione ambientale della strada Mammarosa - Blockhaus con finanziamento già erogato dalla Regione Abruzzo - di 13 intese con altrettanti comuni sui Piani Regolatori e di sette intese per la gestione dei beni silvopastorali comunali.
Certo, non mancano proposte devastanti di nuove strade e nuovi impianti, ma dal momento della istituzione del Parco, grazie solo all'azione del Parco, non solo non un metro di nuova strada è stato realizzato e le proposte di nuovi impianti sono restate proposte ma sta per essere appaltato il progetto di riqualificazione - trasformazione in sentiero turistico-naturalistico della strada statale per il Blockhaus con finanziamento regionale e d'intesa con Comuni e Provincie interessate.

6. Si hanno conflitti con la Regione da diversi anni che "portano ad un utilizzo delle foreste e dei fondi dell'unione europea all'interno del Parco non eco-sostenibile".

Nulla di più falso. L'impotenza normativa - quasi tutti i tagli boschivi sono sottratti, dalla normativa di salvaguardia, al potere di autorizzazione del Parco -, è stata vanificata sottoscrivendo contratti con i comuni per cui oggi il Parco ha assunto in gestione diretta oltre 15.000 ha di territorio che sommato a quello delle riserve naturali dello Stato e delle ex riserve regionali, consente di controllare a pieno tutte le aree di pregio del Parco.

7. Non si è avanzata alcuna "proposta di regolamentazione delle aree contigue dove il bracconaggio è ancora più feroce";

Nulla di più falso. Il Piano del Parco, approvato dall'Ente sin dal lontano maggio del 1999, contiene una precisa proposta di area contigua con relativa normativa. Purtroppo il Piano giace da allora nei cassetti della Regione Abruzzo, nonostante il parere favorevole della Comunità del Parco e dello stesso rappresentante della Regione Abruzzo in seno alla stessa Comunità.

Rappresentare una situazione completamente diversa da quella reale sottintende certamente un fine. Quale?
Riesce difficile immaginarne uno logico se si esclude un lapsus della struttura regionale dell'associazione che in questa circostanza ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza. Ed è anche per questo che l'aver fatta acriticamente propria tale scheda, senza nemmeno sentire l'imputato a difesa ed averla diffusa alla stampa ed alle autorità, rappresenta un fatto di gravità inaudita, nel metodo e nei contenuti. Povero Panda.

  • Giuseppe Dionisio e Nicola Cimini

 

sommario di Radio Lupo #6, aprile - settembre 2001