radio Lupo

2003: nel segno dell'orso


I risultati concreti e positivi della realizzazione nell'Appennino centrale di un vasto sistema di aree protette sono sotto gli occhi di tutti.

OrsoE', anzitutto, notevolmente migliorata la qualità complessiva dell'ecosistema Appennino, non solo per effetto delle politiche di conservazione, quanto per i benefici di quelle di tutela attiva e di riqualificazione ambientale: siti di cave e discariche risanati ovunque, interi bacini imbriferi bonificati da vari detrattori ambientali, ex - strade di esbosco chiuse al transito ordinario o controllate, tagli boschivi indirizzati alla riconversione e riqualificazione, vaste aree di boschi e pascoli assunti in gestione diretta o acquisite al patrimonio immobiliare dei Parchi, interventi sanitari sulla fauna selvatica e domestica.

Il miglioramento ecosistemico generale e quello degli habitat delle singole specie, ha determinato condizioni favorevoli per la vita delle specie rare e pregiate che ancora sopravvivono sull'Appennino.

Il lupo appenninico, che solo qualche decennio fa era sull'orlo dell'estinzione, gode oggi di ottima salute e, attraverso l'Appennino, e tornato spontaneamente ad abitare vaste regioni della Francia. II Camoscio Appenninico, grazie agli interventi di reintroduzione, dal rifugio del Parco d'Abruzzo in cui era riuscito a sopravvivere in poche decine di esemplari, popola oggi con più di mille esemplari oltre ai monti del Parco d'Abruzzo quelli della Majella e del Gran Sasso ed è in procinto di tornare su quelli dei Sibillini e, si spera, su quelli del Sirente-Velino.

Cervi e caprioli, reintrodotti a più riprese, sono ormai stabilmente radicati in ogni area protetta ed hanno consentito di ridurre anche la pressione predatoria del lupo sugli animali domestici.

Il miglioramento complessivo dello stato di salute dell'ecosistema" parchi" ha determinato effetti positivi su tutta la restante fauna.

Gli esiti positivi delle ricerche in corso nel Parco della Majella inducono a sperare, inoltre, che fra qualche anno, in dipendenza del miglioramento delle condizioni dei corsi d'acqua, anche la lontra potrà tornare a vivere nelle acque del Parco e zone limitrofe.

Solo per l'orso marsicano, l'animale più pregiato e fragile che sopravvive solo in un areale ristretto nei Parchi Nazionali d'Abruzzo e Majella, i dati derivanti da censimenti, studi e ricerche in corso, non inducono certamente all'ottimismo.

Colpa anzitutto della barbarie del bracconaggio, che sembra essere ripreso con forza, alimentato forse proprio dall'accresciuta ricchezza faunistica, ma colpa anche dei tagli boschivi senza regole in vaste aree e di un eccesso di frequentazione turistica in aree sensibili.

Di certo, mentre si fanno sempre più rari gli avvistamenti sicuri di orsa con piccoli, diventano sempre più numerosi i casi di orsi" problematici".

I Parchi, su cui incombe l'onere principale della tutela del prezioso e simpatico animale, devono fare molto di più di quanto hanno fatto sinora. Ed il Ministero dell'Ambiente, titolare della responsabilità nazionale al riguardo, deve supportarli adeguatamente.

Per queste motivazioni il Parco Nazionale della Majella, che da oltre due anni sta studiando ed osservando habitat e comportamento dell'animale nel Parco sta predisponendo, per il 2003, un programma organico di azioni di ampio respiro in favore dell'orso, sperando di poterle condividere ed attuare insieme a tutti coloro cui istituzionalmente compete la tutela della specie ed in primo luogo con il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e con il Ministero dell'Ambiente. Abbiamo l'obbligo di agire, senza indugi e tatticismi di primogenitura, non solo perché il mondo intero ci guarda, ma anche e soprattutto per il fatto che il fallimento delle politiche per la tutela dell'orso marsicano o del camoscio d'abruzzo nei fatti, suggellerebbero il fallimento dell'intera politica dei Parchi e darebbero credito ai pochi "protestati" che affermano che oggi, in Italia, in fondo, i parchi sono i "Parchi del Pecorino".

 

  • Nicola Cimini Direttore

 

 

sommario di Radio Lupo #7, dicembre 2002