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I
risultati concreti e positivi della realizzazione nell'Appennino
centrale di un vasto sistema di aree protette sono sotto gli
occhi di tutti.
E',
anzitutto, notevolmente migliorata la qualità complessiva
dell'ecosistema Appennino, non solo per effetto delle politiche
di conservazione, quanto per i benefici di quelle di tutela
attiva e di riqualificazione ambientale: siti di cave e discariche
risanati ovunque, interi bacini imbriferi bonificati da vari
detrattori ambientali, ex - strade di esbosco chiuse al transito
ordinario o controllate, tagli boschivi indirizzati alla riconversione
e riqualificazione, vaste aree di boschi e pascoli assunti
in gestione diretta o acquisite al patrimonio immobiliare
dei Parchi, interventi sanitari sulla fauna selvatica e domestica.
Il
miglioramento ecosistemico generale e quello degli habitat
delle singole specie, ha determinato condizioni favorevoli
per la vita delle specie rare e pregiate che ancora sopravvivono
sull'Appennino.
Il
lupo appenninico, che solo qualche decennio fa era sull'orlo
dell'estinzione, gode oggi di ottima salute e, attraverso
l'Appennino, e tornato spontaneamente ad abitare vaste regioni
della Francia. II Camoscio Appenninico, grazie agli interventi
di reintroduzione, dal rifugio del Parco d'Abruzzo in cui
era riuscito a sopravvivere in poche decine di esemplari,
popola oggi con più di mille esemplari oltre ai monti
del Parco d'Abruzzo quelli della Majella e del Gran Sasso
ed è in procinto di tornare su quelli dei Sibillini
e, si spera, su quelli del Sirente-Velino.
Cervi
e caprioli, reintrodotti a più riprese, sono ormai
stabilmente radicati in ogni area protetta ed hanno consentito
di ridurre anche la pressione predatoria del lupo sugli animali
domestici.
Il
miglioramento complessivo dello stato di salute dell'ecosistema"
parchi" ha determinato effetti positivi su tutta la restante
fauna.
Gli
esiti positivi delle ricerche in corso nel Parco della Majella
inducono a sperare, inoltre, che fra qualche anno, in dipendenza
del miglioramento delle condizioni dei corsi d'acqua, anche
la lontra potrà tornare a vivere nelle acque del Parco
e zone limitrofe.
Solo
per l'orso marsicano, l'animale più pregiato e fragile
che sopravvive solo in un areale ristretto nei Parchi Nazionali
d'Abruzzo e Majella, i dati derivanti da censimenti, studi
e ricerche in corso, non inducono certamente all'ottimismo.
Colpa
anzitutto della barbarie del bracconaggio, che sembra essere
ripreso con forza, alimentato forse proprio dall'accresciuta
ricchezza faunistica, ma colpa anche dei tagli boschivi senza
regole in vaste aree e di un eccesso di frequentazione turistica
in aree sensibili.
Di
certo, mentre si fanno sempre più rari gli avvistamenti
sicuri di orsa con piccoli, diventano sempre più numerosi
i casi di orsi" problematici".
I
Parchi, su cui incombe l'onere principale della tutela del
prezioso e simpatico animale, devono fare molto di più
di quanto hanno fatto sinora. Ed il Ministero dell'Ambiente,
titolare della responsabilità nazionale al riguardo,
deve supportarli adeguatamente.
Per
queste motivazioni il Parco Nazionale della Majella, che da
oltre due anni sta studiando ed osservando habitat e comportamento
dell'animale nel Parco sta predisponendo, per il 2003, un
programma organico di azioni di ampio respiro in favore dell'orso,
sperando di poterle condividere ed attuare insieme a tutti
coloro cui istituzionalmente compete la tutela della specie
ed in primo luogo con il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio
e Molise e con il Ministero dell'Ambiente. Abbiamo l'obbligo
di agire, senza indugi e tatticismi di primogenitura, non
solo perché il mondo intero ci guarda, ma anche e soprattutto
per il fatto che il fallimento delle politiche per la tutela
dell'orso marsicano o del camoscio d'abruzzo nei fatti, suggellerebbero
il fallimento dell'intera politica dei Parchi e darebbero
credito ai pochi "protestati" che affermano che
oggi, in Italia, in fondo, i parchi sono i "Parchi del
Pecorino".
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