Nuovi orizzonti per l'ambiente

E' ben noto al mondo ambientalista che le problematiche ambientali hanno subito in questi ultimi anni un cambiamento culturale. Si tratta di un diverso approccio che a partire da Rio de Janeiro (ma anche prima) che si e espresso con il semplice concetto dello sviluppo sostenibile. Ebbene nulla è stato più come prima. Anche nelle politiche ambientali nazionali vi è stata l'irruzione di concetti legati allo sviluppo non più come opzioni, ma strettamente connessi alla conservazione.

Per dirla più chiaramente viene considerata insufficiente una politica ambientale che si preoccupa solo di conservare i contesti naturali e non di produrre, nel contempo, anche lo sviluppo economico - sociale delle comunità interessate. Si prendano le dichiarazioni di tutti i presidenti delle aree protette: viene data per acquisita la protezione, mentre spunta sempre una sorta di cattiva coscienza per la quale ci si sforza di dimostrare che i parchi sono anche sviluppo.

E' inutile girarci intorno: è qui che si gioca la nuova sfida del cosiddetto protezionismo. Inoltre, vale la pena accennare che le nuove politiche ambientali, in tempi di devoluzione, federalismo, globalismo e glocalismo, non possono che passare attraverso la partecipazione delle popolazioni interessate. La partecipazione è l'altra colonna portante. Non sono più tollerate dalle popolazioni locali, né dagli organismi centrali decisioni tecnocratiche e verticistiche. Nel mondo della cultura dell'accesso è indispensabile il consenso o, quantomeno, una ricerca seria dello stesso da parte degli organismi preposti alla gestione delle aree protette.

fotoEbbene chi non ha capito questo, chi non ha capito che sviluppo e partecipazione sono le colonne portanti della nuova ecologia, non ha capito nulla dei cambiamenti che si sono avuti nel mondo, soprattutto in quello occidentale dove la qualità della vita e entrata nei processi economici e viceversa. Detto ciò, bisogna riconoscere che la legge quadro sulle aree protette è risultata abbastanza efficace per l'aspetto della tutela, ma arranca ancora riguardo alcuni aspetti inerenti lo sviluppo economico-sociale delle comunità locali. Non è un caso che nessun parco abbia congedato il cosiddetto "piano pluriennale di sviluppo economico-sociale" ovvero quello strumento ad hoc!

Certo non è vero che non è stato fatto nulla in proposito, ma ineccepibile deve ritenersi lo stimolo del Ministro dell'Ambiente che chiaramente ha ribadito, più volte, la necessita di passare da una cultura del divieto ad una cultura dell'opportunità. Ebbene per ottenere ciò non è possibile continuare ad applicare la solita politica ambientalista. Qualcosa deve pur farsi per stimolare lo sviluppo e la partecipazione sia a livello locale (da parte dei presidenti dei parchi) che a livello centrale (da parte del ministro e della burocrazia connessa).

Una migliore strutturazione del Ministero ed un riordino legislativo sulla materia ambientale, ad esempio, nel coacervo di leggi, decreti, regolamenti e circolari deve definirsi opera meritoria qualora correttamente intrapresa. Alla luce di tutto ciò non si comprende la risposta maldestra di una parte del mondo ambientalista (e non solo) al suddetto tentativo di mettere mano a ciò che giustamente va riordinato. E' come se una parte della cultura conservazionistica fosse diventata conservatrice, nel senso più deteriore del termine. O non si è capito che il suddetto salto culturale connesso allo sviluppo e alla partecipazione, ovvero si tratta di una mera lotta di retroguardia di chi intende mantenere esclusivamente le posizioni (e le prebende) di privilegio.

Solo attraverso questa chiave interpretativa si comprendono i lamenti sul riconoscimento di altre associazioni ambientaliste che operano da diversi anni. Finalmente sono state riconosciute "Fare verde" ed "Ambiente e/e Vita". Altro che storie! Siano le benvenute. Siano i benvenuti questi giovani motivati ed appassionati che avranno la possibilità di contribuire con le loro diverse storie culturali ad un inquadramento più approfondito delle politiche ambientali. Infine, un importante ruolo di cerniera può essere svolto da quei settori del mondo ambientalista politicamente progressista, ma culturalmente identitar-popolari. Potranno inserirsi in un dibattito serio e costruttivo, senza preconcetti, ed offrire un qualificato contributo di idee e progetti a supporto dell'incisiva e meritoria azione avviata dal Ministro dell'Ambiente per risolvere i problemi e affrontare questioni per troppo tempo eluse.

  • Cesare Patrone - Presidente

 

sommario di Radio Lupo #8, giugno 2003