|
Nell'ambito di un protocollo di intesa, stipulato tra la Scuola
di Specializzazione in Chimica e Tecnologia delle Sostanze
Organiche Naturali dell'Universita di Roma "La Sapienza" e
il Comune di Pratola Peligna, con la partecipazione del Parco
Nazionale della Majella, è stato intrapreso un programma
di ricerca volto alla determinazione dei principi attivi presenti
nelle piante caratteristiche del territorio magellense, che
costituisce un'area estremamente ricca di risorse in termini
di specie vegetali.
Il
grande complesso montuoso della Majella rappresenta, infatti,
un crocevia di flussi genetici che hanno attraversato, in
passato, la penisola italiana, permettendo la convivenza di
elementi di grande prestigio ecologico e fitogeografico.
Con
le glaciazioni quaternarie e con il ritiro dei ghiacciai,
molte specie vegetali si sono insediate nel territorio della
Majella, che per condizioni climatiche particolari, hanno
favorito la differenziazione delle specie originarie in nuove
specie e sottospecie, endemiche e subendemiche, che oggi costituiscono
un patrimonio di valore incommensurabile.
La
Genziana è una delle specie che più rappresentano la
flora magellense. Tra le circa 1.000 specie esistenti, la
G. Iutea, comunemente nota come Genziana gialla, e
la specie più comune nell'area mediterranea al di sopra dei
1600 m.
Nella
tradizione popolare, la radice di genziana è sempre
stata utilizzata per la preparazione di vari tipi di liquori,
ma oggi se ne scopre la presenza in molteplici preparati fitoterapici
ed erboristici.
Recenti
studi hanno messo in luce anche altre importanti proprietà
di questa pianta. Basti pensare che nella tradizionale medicina
cinese, il "Qinjiao", ottenuto da alcune specie di Genziana
orientali, viene frequentemente usato per il trattamento delle
infezioni batteriche e fungine, nonché nei casi di epatite,
reumatismi e ipertensione.
Nel
corso dello studio su un campione di genziana raccolto nell'area
del Parco Nazionale della Majella, si è giunti ad interessanti
risultati che si discostano nettamente da quanto riportato
finora in letteratura. Nel campione di G. lutea che
cresce sulla Majella risulta presente un componente secoiridoide,
il trifloroside, che fino ad oggi risultava presente
solo in tre rare specie di genziana caratteristiche delle
zone asiatiche.
Questo
secoiridoide è il componente principale presente nei
semi e nelle capsule della pianta, superando, in percentuale,
il quantitativo di gentiopicroside, da sempre descritto in
letteratura come il componente presente in maggior quantità.
Questi
dati sono sicuramente indicativi per diverse problematiche.
La prima ipotesi che si possa fare e che la G. Iutea
della Majella costituisca una specie endemica e quindi, come
tale, sia caratterizzata da una composizione molecolare che
si discosti da quello descritto per la G. Iutea intesa
come specie che cresce nelle zone alpine.
Tuttavia,
i dati ottenuti potrebbero anche indicare che la composizione
molecolare identificata su questo campione sia legata al periodo
della raccolta, effettuato, nel caso specifico, tra luglio
e agosto, cioè nel periodo conclusivo della maturazione della
pianta oppure alle condizioni pedoclimatiche (composizione
del terreno, altitudine, condizione di esposizione alla luce,
etc.). Potrebbe, infatti, trattarsi di una modificazione nei
rapporti quantitativi dei principi amari, con accumulo di
trifloroside nei semi e capsule.
|