Radio Lupo 9

COMUNI E PARCO


Le nuove linee sulla tutela dell'ambiente e del territorio ovvero, nella fattispecie, delle aree protette, sono state espresse con forte chiarezza dal Ministro dell'Ambiente e del Territorio anche in un recente intervento a L'Aquila. La "cultura dell'accoglienza" ed il "parco come opportunità", non rappresentano slogan ad effetto, ma chiari indirizzi politici e culturali che hanno come risultato, in definitiva, lo sviluppo economico e sociale delle comunità locali residenti nei parchi.

Majella Autunno

Quanto sopra, però, passa attraverso una questione ineludibile la cosiddetta "partecipazione". Si è più volte stigmatizzata la tecnocrazia romanocentrica che pretendeva di gestire un ipotetico parco senza il coinvolgimento delle comunità locali in senso lato, ebbene il concetto di "partecipazione" rappresenta appunto la giunzione fra l'interesse pubblicistico ambientale con l'interesse particolaristico locale, con la conseguente ricaduta su valori economico-sociali dell'azione di tutela ambientale.

Ma questa chiave, quasi banale, di risoluzione anche delle conflittualità nelle aree protette (quando la protezione dell'ambiente, attraverso la partecipazione diventa risorsa economica per le popolazioni, il conflitto come d'incanto cessa…) presume dedizione ed attenzione. La partecipazione è fatica, contrattazione, approfondimento ed impegno. Ancora. La partecipazione è prerogativa di tutte le cosiddette società minori (associazioni, comitati, partiti, gruppi d'opinione) ma, per quanto concerne la politica ambientale e del territorio in un parco nazionale, la sovranità partecipativa risiede in primo luogo nell'entità rappresentativa del Comune. Per dirla tutta, sono soprattutto i Sindaci coloro che devono attuare la partecipazione e difendere l'interesse delle comunità.

Per quanto concerne questo Parco deve evidenziarsi quanto segue. Nell'ambito del Consiglio Direttivo, la partecipazione dei Sindaci (o rappresentanti) è preponderante. Non è un caso che nella Giunta esecutiva del Parco, su 5 componenti, 3 sono rappresentanti delle comunità locali. Tutto ciò, però, non basta. I piani di sviluppo economico-sociali in un Parco non possono che essere "consorziali". I piani, i progetti molto spesso toccano più Comuni. Inoltre alcune scelte vanno a favore di alcuni Comuni e, necessariamente, ne escludono altri.

E' necessario allora, per attivare le politiche di sviluppo, un salto di qualità da parte dei Sindaci dei Comuni del Parco. Non è più possibile fermarsi alla "richiesta" per il Comune stesso di fondi che ormai non ci sono più nel Bilancio ordinario del Parco; né è sufficiente il tavolo del Consiglio Direttivo per poter esprimere ed attivare le linee di sviluppo. La Comunità del Parco rappresenta la sede più idonea affinché i Sindaci entrino in relazione tra di loro, concepiscano progetti comuni e li portino all'attenzione del Parco. Maggiore attenzione i Sindaci devono esprimere nei confronti del Piano Pluriennale di Sviluppo Economico e Sociale che non rappresenta una mera esercitazione progettuale, ma lo strumento più idoneo per la proposizione di linee politiche di sviluppo economico valide e finanziabili di là della cultura dell'obolo e dell'assenza di partecipazione. Non ci sono più scuse sull'impossibilità partecipativa e l'aduggiamento della Comunità del Parco rappresenterebbe per tutti i Sindaci appartenenti al Parco una responsabilità anche sotto il profilo strettamente politico. Un'occasione mancata dopo tante lamentazioni.

 

  • CESARE PATRONE - Presidente

 

sommario di Radio Lupo #9, novembre 2003