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La nomina a Capo del Corpo
Forestale dello Stato del nostro Presidente Cesare Patrone,
è un evento che ci ha sicuramente
inorgoglito tutti. Il successo di un amico, con cui si è
condiviso un pezzo del percorso della propria vita, contagia
di
felicità anche chi non ne è il diretto beneficiario.
Con grande senso di responsabilità, consapevole che i
gravosi impegni derivanti dal nuovo incarico non gli
avrebbero permesso di dedicarsi con l’abnegazione consueta
ai compiti di Presidente del Parco, Cesare Patrone ha
rimesso nelle mani del Ministro dell’Ambiente le sue
dimissioni. Con altrettanto senso di responsabilità, quale
Vicepresidente dell’Ente intendo assumere il ruolo
riservatomi dallo statuto dell’Ente, con l’apporto
fondamentale e la collaborazione del Consiglio Direttivo e
del Presidente della Comunità, perché non si crei una
vacatio alla guida dell’Ente. Appuntamenti importanti, quali
il Bilancio di Previsione 2005, il Piano di sviluppo Socio
Economico, l’iter di approvazione del Piano del Parco appena
adottato dalla
Giunta Regionale d’Abruzzo, non consentono di mettere in
standby l’Ente, in attesa della nomina del successore di
Cesare Patrone, che è competenza del Ministro dell’Ambiente.
Ho condiviso con Cesare l’idea di un Parco dove non viga il
protezionismo esclusivo, ma dove alla tutela sia abbinato lo
sviluppo sostenibile: la nuova ecologia. “Le nuove politiche
ambientali, in tempi di devoluzione, federalismo, globalismo
e glocalismo, non possono che passare attraverso la
partecipazione delle popolazioni interessate. La
partecipazione è l'altra colonna portante. Non sono più
tollerate dalle popolazioni locali, né dagli organismi
centrali decisioni tecnocratiche e verticistiche.
Nel mondo della cultura
dell'accesso è indispensabile il consenso o, quantomeno, una
ricerca seria dello stesso da parte degli organismi preposti
alla gestione delle aree protette.” Come rappresentante
delle comunità locali condivido appieno il pensiero di
Cesare, ma ritengo che si possa e si debba fare di più per
ottenere la partecipazione e il consenso.
Per questo voglio cercare
di incidere sulla programmazione e sulla definizione delle
linee guida dell’Ente, cui si deve attenere chi è deputato
ai compiti digestione, facendo in modo che il nuovo
Presidente non trovi un Ente fermo o che procede a velocità
rallentata, ma un Ente che proceda spedito per raggiungere
l’equilibrio necessario e condiviso, favorendo una
composizione delle esigenze apparentemente in conflitto
della crescita socio - economica della comunità locale da un
lato e della salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio
dall'altro. Oggi più che mai penso necessario ribadire che
l’"operazione area protetta" nei nostri territori,
giustificata da esigenze di conservazione culturali,
scientifiche e naturalistico - paesaggistiche, si dimostra
strategicamente vincente soprattutto se sa tradursi in
investimento sociale e, in certi casi, garantirsi nel tempo
una dimensione economica: ciò vale non solo per rendere
funzionali le attività e le competenze proprie dell’ente di
gestione, ma soprattutto per sviluppare le potenzialità
economiche esistenti e la sperimentazione di nuove forme
produttive, finalizzate a creare occupazione e a
riconvertire quei settori che per la loro incompatibilità
inevitabilmente dovranno essere eliminati o drasticamente
limitati. E’ un compito impegnativo quello che attende in
questa fase il Vicepresidente, il Consiglio Direttivo e il
Presidente della Comunità, ma credo che si possa affrontare
con serenità e con la consapevolezza che tutti, da Cesare
Patrone al suo successore, dalla struttura dell’Ente alle
comunità locali, ne condivideranno l’obbligo.
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