Life Natura, dal camoscio a lupo ed orso


A giugno è terminato il Progetto LIFE sul camoscio appenninico, al quale il parco ha partecipato insieme al Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, Parco Nazionaledei Monti Sibillini e Legambiente ed il bilancio non può che ritenersi estremamente positivo: è stato realizzato il piano di idoneità, che, oltre ad aver definito il quadro delle conoscenze e le problematiche relative alla gestione del camoscio appenninico nel parco, grazie anche alla individuazione dettagliata delle aree occupate dalla specie nelle diverse fasi dell’anno (aree di svernamento, aree parto) e dell’areale potenziale di espansione sulla majella, ha analizzato i fattori di minaccia e individuato gli interventi gestionali necessari a mitigare, ridurre od eliminare queste minacce.

Relativamente a questi ultimi, sono già stati avviati gli interventi di razionalizzazione della rete sentieristica nell’area interessata dalla presenza della specie, attraverso l’eliminazione di alcuni percorsi e la regolamentazione dell’accesso per altri, in particolare nei periodi più critici (parti, svernamento), Lo sviluppo del programma di riproduzioni controllate degli esemplari in cattività, ha portato alla ristrutturazione dell’area faunistica del Parco di Lama dei Peligni, con la realizzazione di un laboratorio veterinario, di una altana per le catture, di mangiatoie e dell’automazione degli accessi interni fra i settori in cui è ripartita l’area. Lo screening genetico ha consentito di ricostruire le genealogie degli esemplari ospitati e di programmare gli eventi riproduttivi, con il risultato di disporre attualmente di uno stock di animali in cattività dotati di una variabilità genetica praticamente equiparabile a quella della popolazione presente in natura. La riproduzione in cattività della specie e l’utilizzo dei camosci nati (ben 11 negli ultimi tre anni) come animali fondatori per le nuove aree faunistiche e per progetti di reintroduzione in natura riveste infatti un ruolo primario nelle strategie di salvaguardia della specie.

Quella di Lama dei Peligni è attualmente l’unica aree faunistica dove il camoscio appenninico si riproduce regolarmente e con successo e dove, come già accennato, la gestione del nucleo di cattività e delle strutture avviene con metodologie innovative, che potranno essere la base per la stesura di protocolli comuni tra tutti gli Enti interessati ed impegnati nella conservazione del Camoscio appenninico.

L’attenzione con cui il parco segue la popolazione di camoscio appenninico si è manifestata anche attraverso altri interventi che, grazie al life ed alle esperienze con questo maturate, hanno trovato in questa fase una più compiuta definizione: si pensi all’ampliamento dell’area faunistica di Lama dei Peligni, che sta per essere avviato, alla nuova area faunistica del camoscio di Pacentro, in corso di realizzazione e che è destinata a diventare, con i suoi 25 ha, la più estesa della specie, alla rinaturalizzazione del tratto finale della strada provinciale che dall’albergo Mammarosa portava ad oltre 2000 m s.l.m al Blokhaus. Il 2005 è un anno importante anche perché è entrato nel vivo anche un nuovo progetto life Natura, avviato nell’ottobre 2004, il Life “Improving coexistence of large carnivores and agricolture in S. Europe - COEX”, il cui principale obiettivo è di migliorare la coesistenza tra i grandi carnivori e le attività agricolo-pastorali nell’Europa meridionale. Si tratta in effetti di un Progetto internazionale che vede impegnati il PNM, il PNALM, il PNGSL, le Province di Terni e Perugia e Legambiente in ambito italiano e diverse Istituzioni (Università, Province, Regioni, Parchi) e Associazioni di Spagna, Portogallo, Francia e Croazia, coordinati dall’Istituto di Ecologia Applicata di Roma.

Le azioni definite dal nuovo progetto Life sono volte a ridurre gli inevitabili conflitti conseguenti alla coesistenza tra uomo e lupi/orsi attraverso 1) l’incremento e il miglioramento delle misure di prevenzione dai danni, quali uso di recinzioni elettrificate e cani da guardiania, affiancati da una opportuna gestione del bestiame così da limitare i rischi di predazioni; 2) sensibilizzazione del pubblico e adeguata informazione in particolare rivolta agli allevatori/pastori sulle possibilità/modalità di convivenza tra grandi carnivori e attività umane; 3) perfezionamento del sistema di indennizzo dei danni. In quest’ultimo aspetto, così come in altri interessati dal presente progetto, il PNM ha maturato già negli anni passati, una notevole esperienza, grazie al monitoraggio continuo e sistematico dello stato sanitario delle specie selvatiche e del bestiame monticante presente nel territorio del Parco, alla cessione di attrezzature per la riduzione dei danni dei grandi carnivori e per il miglioramento delle condizioni in cui viene effettuato il pascolo in montagna da parte degli allevatori locali, attivato ormai da diversi anni con il progetto qualità della zootecnia estensiva, oltre che con le attività di monitoraggio e censimento degli ungulati selvatici, tanto da potersi considerare capofila e modello per gli altri partner. Importanza fondamentale è attribuita alla conoscenza dello status attuale delle popolazioni di orso e lupo.

Già dallo scorso inverno sono state avviate dal Parco specifiche attività di monitoraggio finalizzate alla definizione della loro consistenza e distribuzione. Il monitoraggio, che proseguirà in modo sistematico fino al 2008, include il rilevamento dei segni indiretti di presenza, la tracciatura su neve, la tecnica dell’ululato indotto, specificatamente rivolto al lupo, con lo scopo di accertare e quantificare i nuclei riproduttivi e il campionamento genetico non invasivo per l’orso.
 

sommario di Radio Lupo #11, novembre - dicembre 2005