Le ricerche del Parco


Grandi risultati dagli studi e ricerche promossi dall’Ente per la conoscenza e conservazione della biodiversità. Da poco si è concluso lo studio preliminare della flora vascolare del Parco. Il risultato più eclatante è sicuramente quello numerico: ben 2114 entità vegetali censite e catalogate, un numero elevatissimo finora non riscontrato in altri massicci montuosi italiani. Altro dato importante è l’originalità della flora del Parco: sono 142 le entità endemiche cioè esclusive di aree limitate, cioè il 6,7% della flora, una percentuale alta se paragonata a quella della Regione Abruzzo pari al 5,9%. Parallelamente sono stati effettuati studi genetici su specie definite “critiche” cioè caratterizzate da una notevole variabilità morfologica. Grazie a questi studi è stato dimostrato che le popolazioni di Aquilegia della Majella presenti nel territorio del Parco sono ben differenziate da quelle presenti nelle altre aree, rivalutando quindi il binomio A. magellensis per le popolazioni del PN Majella rispetto a quelle di aree limitrofe che potrebbe diventare endemica della Majella. Da poco si sono anche conclusi gli studi di caratterizzazione genetica delle specie forestali presenti nel Parco della Majella. I dati ottenuti sono stati messi a confronto con specie di altre provenienze geografiche, dimostrando come l’ecosistema forestale del Parco sia caratterizzato da buoni livelli di biodiversità, intesi sia come numero di specie presenti sia come variabilità genetica delle stesse.

Tra le più interessanti sono risultate le specie appartenenti agli Aceri e Querce. Anche le tesi di laurea effettuate nel territorio del Parco da studenti, e svolte in collaborazione con l’Ente Parco, hanno evidenziato nuove scoperte in campo scientifico per l’area protetta, come quella che ha interessato la popolazione di Pino laricio presente nel territorio di Fara S. Martino. Da questi studi è emerso il fatto che il Pino laricio di Fara S. Martino sia da attribuire alla stessa classificazione adottata per il Pino nero della Camosciara. Interessanti risultati sono stati ottenuti dall’attività di monitoraggio della fauna; in particolare questa ha riguardato le principali specie appartenenti all’avifauna rupicola come il Lanario, una specie presente in Direttiva Habitat, la cui popolazione ha avuto un incremento del 50% negli ultimi sei anni. Ancor più rosea è la situazione del congenere Pellegrino che ha visto duplicare la sua popolazione dagli anni ’90 ad oggi, contando attualmente una ventina di coppie riproduttive. In ottima salute è anche la popolazione di Gracchio corallino, un raro corvide localizzato in cinque popolazioni in Italia.

Le attività di monitoraggio hanno dimostrato come la popolazione della Majella sia in ottima salute, contando circa 200 coppie sulle 400 - 800 coppie presenti in tutta Italia. Un altro risultato di non poco conto è quello riguardante l’Aquila reale, che nel Parco Nazionale della Majella conta il numero più elevato di coppie rispetto alle altre aree protette abruzzesi. Tali risultati sono da attribuire sia alle caratteristiche ambientali dell’area protetta, particolarmente vocata per queste specie, sia alla sua corretta gestione. Le ricerche sull’entomofauna del Parco, mirate essenzialmente allo studio dei Coleotteri Cerambicidi, hanno contribuito ad un notevole ampliamento delle conoscenze geonemiche, biologiche ed ecologiche su questa importante famiglia di Insetti. Tale componente faunistica si è dimostrata qualitativamente più ricca e diversificata rispetto a quella di altre aree protette o gruppi montuosi dell’Appennino. Grazie all’utilizzo di numerose tecniche di campionamento, infatti, sono state censite ben 121 specie di Cerambicidi, pari al 45% della fauna italiana, tra cui 29 specie nuove per l’Abruzzo o per l’Italia peninsulare. Fra queste spiccano numerosi elementi di grande significato ecologico o biogeografico  e molte specie rare, localizzate o relitte.

Le indagini sinora svolte hanno permesso di raccogliere anche materiale appartenente ad altri gruppi di Artropodi, consentendo l’identificazione di almeno 3 specie di Coleotteri fitofagi nuove per la scienza. Ma l’attività di ricerca dell’Ente non si ferma qui. Infatti recentemente è stato  avviato uno studio volto alla  conoscenza del popolamento di Chirotteri presenti nel territorio del Parco, che ha già  evidenziato l’estrema ricchezza di specie presenti ed ha portato all’individuazione di entità non segnalate prima per l’area protetta. La ricerca porterà all’identificazione dei siti di rifugio e di alimentazione di questi mammiferi, finalizzato ad una corretta gestione e conservazione del territorio.
 

sommario di Radio Lupo #11, novembre - dicembre 2005