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Le dominazioni Longobarda e Franca L’invasione dei Longobardi (568 d.C.) investì rapidamente e appieno questo territorio, che diventò allora cerniera e punto di passaggio obbligato fra il Ducato di Spoleto e quello di Benevento. La toponomastica rivela una eccezionale densità di toponimi longobardi intorno alla Maiella: si tratta dei toponimi con i tipicissimi elementi come fara, sala, cafaggio, staffilo; da hariman, denominazione del guerriero libero, attraverso l’aggettivo [h]arimannico, potrebbe perfino derivare il nome di Caramanico. Una conferma della cospicua presenza longobarda viene dalla capillare diffusione del culto (in grotta) di san Michele Arcangelo, il santo guerriero scelto come protettore dai Longobardi convertiti, dai numerosi sepolcreti e dal lungo persistere, fino al secolo XV, dello jus Longobardorum tra gli abitanti dell’Abruzzo interno. Alla fine del secolo VIII alla dominazione longobarda si sovrappose, nel territorio chietino, quella dei Franchi (Pipino conquistò Chieti nell’801 e ne aggregò il territorio al Ducato di Spoleto), ma questi fecero sentire un po’ dappertutto la loro influenza, operando in particolare attraverso le fondazioni monastiche. Nell’età longobardo-franca sorgono le due grandi abbazie benedettine di San Vincenzo al Volturno e di San Clemente a Casauria che per vari secoli, insieme con Montecassino, costituiscono i tre poli di riferimento primario nell’andamento delle vicende del territorio della Maiella e di una larga area circostante, dall’alto corso del Sangro alla costa adriatica alla conca di Capestrano. Va sottolineato che San Vincenzo al Volturno, fondata intorno al 703 da Gisulfo I, duca di Benevento, forse con monaci provenienti da Farfa, è a una certa distanza dalle propaggini meridionali della Maiella, ma è sulla grande via dorsale che mette in comunicazione la Campania con l’Abruzzo; San Clemente, fondata nell’anno 872 dall’imperatore Ludovico II, è a diretto contatto con le pendici settentrionali del massiccio, sulla stessa strada, nel tratto che riceve anche il traffico della Tiburtina Valeria e del braccio che proviene da Amiterno e dalla Sabina. La fittissima rete di altre abbazie, monasteri ed eremi che a partire dal secolo IX si stende su questo territorio mette capo nella maggior parte dei casi (dunque, non sempre) alle tre centrali benedettine sopra menzionate. Tra le fondazioni più antiche sono: la badia di San Liberatore alla Maiella (nel Comune di Serramonacesca), esistente già nel 772, quando era dipendenza di San Salvatore di Brescia, e in seguito, già nell’883 dipendenza cassinese; la badia di San Salvatore alla Maiella (nel Comune di Rapino), esistente alla fine del secolo X, forse di origine "autoctona", anche se un secolo dopo ospitò, come eremita, l’abate Desiderio di Montecassino, futuro papa Vittore III; l’eremo di Santo Spirito alla Maiella (nel Comune di Roccamorice), esistente almeno intorno all’anno 1000, visitato anch’esso dall’abate Desiderio nel 1053 (e più tardi luogo di rifugio di Cola di Rienzo). Origine molto antica, e cioè di probabile età longobarda, hanno la chiesetta rupestre di Sant’Angelo in Vetuli a sud di Sulmona, sulla strada che va verso Cansano da una parte e verso Pacentro dall’altra, il monastero di Santo Spirito di Fara San Martino, l’eremo di San Nicola al Guado di Coccia, sul versante di Palena, la chiesa (monastero ?) di San Leopardo a Pacentro, dipendenza dei Volturnesi (risalente all’inizio del sec. IX?). |
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