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L'eremitismo Ai secoli successivi al 1000 appartiene la vera esplosione del fenomeno dell’eremitismo. In ogni caso, è certo che esso ha la sua prima origine nell’età longobardo-franca e una matrice fortemente benedettina, anche se non si escludono apporti di altra tradizione. Secondo una leggenda, nel X o nell’XI secolo si sarebbero diretti verso la Maiella alcuni monaci greci provenienti dalla Calabria infestata dai Saraceni: uno di loro, Falco, si sarebbe stabilito a Palena, dove ebbe poi culto come santo protettore del paese. È un fatto che Palena è stata più volte primo punto di sosta e di soggiorno eremitico di altri protagonisti della vita monastica sulla Maiella: vi giunse, provenendo da Sulmona, san Francesco, e accolse Pietro da Morrone dopo la sua sosta a Castel di Sangro nel 1234. L’azione dei grandi monasteri è il fattore primario di avvio al popolamento delle zone più elevate e interne del massiccio montuoso. Nei secoli IX e X i Cassinesi e i Volturnesi operano intensamente sui versanti orientali e meridionali della Maiella, e i secondi sono ben presenti anche nel territorio di Valva (nome col quale si indicò nel Medioevo la Conca di Sulmona); i Casauriensi estendono la loro influenza soprattutto sul versante settentrionale e nella Valle dell’Orfento, ma si spingono fino a Pacentro. Diverse le fondazioni monastiche che sorgono – dopo le tre già menzionate di San Liberatore, San Salvatore e Santo Spirito – tra il 1000 circa e il XIV secolo; molte di esse furono frequentate e riparate o ricostruite da Pietro del Morrone. Si tratta di: Santa Maria d’Arabona San Tommaso di Paterno a Caramanico; i molti eremi della valle dell’Orfento; Sant’Onofrio a Serramonacesca; Santa Maria della Mazza a Pretoro; Santa Maria dell’Avella a Pennapiedimonte; Sant’Angelo di Palombaro; Santa Maria dell’Altare a Palena; San Bartolomeo in Legio a Roccamorice; il monastero della Trinità, fondato dal casauriense Sant’Adalberto a Pacentro; San Falco a Palena; Santa Maria di Monteplanizie a Lettopalena; la Badia di Santo Spirito del Morrone, fondata, su una precedente chiesuola di Santa Maria, da Pietro a partire dal 1259 (è la grandiosa Badia alle falde del Morrone, destinata a diventare la sede centrale dell’Ordine dei Celestini e futura sede del Parco); l’eremo di Sant’Onofrio al Morrone (fondato da Pietro poco dopo il 1290); Vanno ricordati anche alcune fondazioni situate poco fuori del nostro territorio, come Santa Maria de Quinquemilia (dei Volturnesi) a valle di Pietransieri, sulla riva sinistra del Sangro, e, sull’altra sponda l’importante San Pietro Avellana (dei Cassinesi). Dove erano esistiti insediamenti antichi, entrati poi in crisi, e dove avevano preso posizioni, certamente molto raccolte, i conquistatori longobardi, con l’arrivo dei monaci si trasferiscono e si aggregano, spesso intorno alle celle monastiche, nuovi nuclei di popolazione provenienti dalle basse valli. Nell’XI secolo i Cassinesi hanno larghi possedimenti a Pescocostanzo (che in seguito fu aggregata, anche per questo, alla diocesi cassinese, nella cui giurisdizione è rimasta fino al 1975). Le proprietà monastiche si estendevano sia su terreni coltivabili sia su pascoli di alta montagna. Qui l’insediamento degli eremiti si collega alla presenza dei pastori, in un rapporto di mutua assistenza, spirituale e materiale. Già intorno al 1000 la Maiella si popola di eremiti e quasi dappertutto la loro presenza non diminuirà se non sei o sette secoli dopo! Il periodo di massima espansione del fenomeno sembra essere stato quello dei secoli XIII (il secolo della vicenda di Celestino V) e XIV. Va ricordata qui, tra l’altro, la lunga permanenza su questi monti, nel 1347, del tribuno romano Cola di Rienzo, che, fuggito da Roma, "gìo como fraticiello iacenno per le montagne de Maiella con romiti e perzone de penitenza" secondo la descrizione della famosa Cronica romana. La fama di questi luoghi raggiunse anche il Petrarca, che nel De vita solitaria (libro II, cap. 6) inserisce la Maiella tra i luoghi principalissimi (Citeaux, Chartreuse, Vallombrosa, Camaldoli) dove sorgono i più importanti "sacra coenobia" e le "inter spelea silvestria devotissimae domus Christi". I secoli dall’XI al XIII sono anche quelli di maggiore affermazione dell’architettura religiosa: nei rifacimenti, ampliamenti e arricchimenti delle grandi e piccole abbazie (San Clemente, San Liberatore, San Salvatore, ecc.), di molte altre chiese sparse in vari luoghi e delle due cattedrali del territorio valvense (di Corfinio e di Sulmona). |
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