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Innanzitutto non sono rettili!

La “fauna anfibia” in questione, è rappresentata nel caso specifico da numerose popolazioni di alcune specie di pregio conservazionistico quali Salamandrina perspicillata, Salamandra s. gigliolii, Bombina pachypus e Rana Italica. La presenza di tali anfibi, rari e localizzati in pochissime aree del Parco, nell’antichità oltremodo sacri alle genti italiche, ha permesso di classificare l’area attraversata dalle strade provinciali in questione come “area di rilevanza erpetologica nazionale” dalla Societas Herpetologica Italica (Codice attribuito: ITA012ABR003) in quanto si tratta di una delle zone erpetologicamente più ricche in Abruzzo, con popolazioni molto numerose di Anfibi di pregio conservazionistico (vedasi: http://www-3.unipv.it/webshi/conserv/areeril.htm).

Per essere più chiari nell’area di cui sopra assieme alla ormai nota Salamandra (pezzata) appenninica vive la Salamandrina di Savi (simbolo dell’Unione Zoologica Italiana), anfibio tutelato a livello europeo dalla Direttiva Habitat 92/43 CEE e la Rana appenninica, tutte specie presenti nel globo terrestre esclusivamente nella nostra penisola, prevalentemente lungo la catena appenninica.

Queste specie, in quanto anfibi (e non rettili!!!), hanno una vita terrestre che si svolge nei boschi e una acquatica: per deporre le uova o liberare le larve si recano nei ruscelli durante il periodo riproduttivo, per far ritorno, subito dopo, nella stessa area boscata di provenienza. In questi loro spostamenti numerosi individui purtroppo trovano la morte. La frequenza e l’impatto complessivo derivante dagli investimenti non è quantificabile, l’unica cosa certa è che dipende, nel caso degli anfibi in questione, dalla quantità di veicoli che transitano e dalle condizioni ambientali locali connessi in particolare con la mobilità della fauna urodela che viene favorita e si amplifica, ad esempio, nelle giornate piovose.

Relativamente alle conflittualità che pongono in contrapposizione la “fruizione infrastrutturale vs. conservazione della fauna”, che più frequentemente si evidenziano con la fauna ungulata (cinghiali, caprioli e cervi) e poco o nulla con la fauna minore (ricci, scoiattoli, tassi, istrici, faine, ecc.), la visione gestionale derivante dalla moderna “road ecology” impone l’adozione di un duplice approccio alle problematiche. Un approccio relativo all’automobilista che va informato del pericolo (“…cartellonistica stradale specifica…”), un approccio relativo alla fauna alla quale dal punto di vista strutturale va, nei limiti del possibile, “impedito” l’accesso alla carreggiata (“…sistemi di sottopassi per la fauna minore…”).

Venne in pratica concordata con l’Amministrazione Provinciale di Chieti la realizzazione di quattro attraversamenti stradali (sottopassi), con elementi prefabbricati in cemento precompresso e griglie e barriere mobili laterali tali da consentire il passaggio in sicurezza degli anfibi dalle aree boscate agli ambienti acquatici (con risorse economiche stanziate direttamente nell’ambito del progetto).

Che sia ben chiaro, non si tratta di scelte gestionali originali ma di largo utilizzo in Europa anche a difesa di specie più comuni come i rospi. In tal senso il caso del “bosco sacro delle salamandre” potrebbe rappresentare uno dei pochi virtuosi interventi in Italia e sicuramente l’unico in Abruzzo. Inoltre, anche in relazione all’art. 1 della Legge 394/1991 “Legge quadro sulle aree protette” che ciascun amministratore locale o consigliere di un’area protetta dovrebbe ben conoscere, il Parco ha dimostrato subito l’intenzione di creare su quel “piccolo ma fondamentale passaggio faunistico” attività di volontariato nei monitoraggi, di educazione ambientale e di valorizzazione turistica, anche con l’espletamento di visite guidate nei periodi in cui le migrazioni diventano massive. Coerentemente con l’art.1 della L.394/1991, appunto, “al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”.

Infine una doverosa precisazione: il nome inglese della salamandra pezzata, “fire salamander”, si riferisce al fatto che durante gli incendi questi animali fuoriescono dalla lettiera del bosco per scappare alle temperature elevate e al fuoco al quale non hanno di certo evoluto alcuna resistenza.

L’Ente Parco coglie l’occasione per smentire questa e tante altre false credenze: i pipistrelli non si attaccano ai capelli così come mai nessuna vipera viene lanciata dagli elicotteri, le immissioni di lupo in appennino non sono mai state fatte, ecc.

Rana_appenninica__Rana_italica_.JPG ( 4.5 M)
Ululone_appenninico__Bombina_pachypus_.JPG ( 4.9 M)
Salamandrina_di_Savi__Salamandrina_perspicillata_.JPG ( 5.8 M)
Salamandra_appenninica__Salamandra_salamandra_gigliolii_.jpg ( 8.1 M)
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