Bosco Montano
Nella fascia montana, all’incirca tra 1000 e 1800 m s.l.m., il dominatore incontrastato delle formazioni forestali è il faggio (Fagus sylvatica subsp. sylvatica): con i suoi quasi 23.000 ha, la faggeta copre oltre il 30% del territorio del Parco.
La faggeta è un bosco pressoché puro, in cui al faggio si associano pochi altri alberi. Tuttavia nelle formazioni meglio conservate possiamo trovare il tasso (Taxus baccata), l’agrifoglio (Ilex aquifolium) e l’Acero di Lobel (Acer cappadocicum subsp. lobelii), albero endemico che raggiunge nel Parco il limite settentrionale di distribuzione. Anche il sottobosco risulta piuttosto povero di specie, per via della scarsa luce che penetra le chiome. Tra i rari arbusti prevalgono la rosa cavallina (Rosa arvensis), il rovo ghiandoloso (Rubus hirtus) e la berretta da prete maggiore (Euonymus latifolius). Tra le specie erbacee maggiormente rappresentate vi sono il caglio odoroso (Galium odoratum), la viola di Reichenbach (Viola reichenbachiana), varie felci (Polystichum spp., Dryopteris spp., etc.), dentarie (Cardamine spp.), anemoni (Anemone apennina, Anemonoides ranunculoides), l’erba fragolina (Sanicula europaea). Le radure della faggeta sono particolarmente pittoresche per la vistosa fioritura di specie dei margini, come l’epilobio a foglie strette (Chamaenerion angustifolium), la peonia italica (Paeonia officinalis subsp. italica), i maggiociondoli (Laburnum anagyroides, L. alpinum). L’abete bianco (Abies alba), presente fino ai primi dell’800 nei boschi montani del Parco, è ormai possibile osservarlo soltanto in impianti artificiali.
Fortemente sfruttate in passato, le faggete del Parco stanno riacquistando un’architettura ed una funzionalità più naturali, anche grazie agli interventi di conversione all’alto fusto dei cedui.
Diverse sono le specie di uccelli di importanza conservazionistica che troviamo in questi ambienti, come la Balia dal collare (Ficedula albicollins), il Picchio dalmatino (Dendrocopos leucotos) e il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Dove vi è la presenza di acque superficiali con debole corrente, i boschi sono popolati da anfibi tipicamente forestali, quali la Salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata), la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e la Rana appenninica (Rana italica). Tra i mammiferi sicuramente più rappresentativi vi sono la Martora (Martes martes), il Gatto selvatico (Felis silvetsris) e alcune specie di pipistrelli fitofili tra cui il raro Vespertilio di Alcatoe (Myotis alcathoe).
Nella fascia montana del Parco sono presenti altre formazioni forestali, piuttosto localizzate ma di enorme valore conservazionistico. Tra queste: i boschi mesofili di forra, con tigli (Tilia spp.), frassino maggiore (Fraxinus excelsior), aceri (soprattutto Acer platanoides e A. pseudoplatanus) e olmo montano (Ulmus glabra) e con un sottobosco reso peculiare dalla felce cosiddetta lingua cervina (Asplenium scolopendrium) e dalla lunaria odorosa (Lunaria rediviva); le formazioni rupestri del rarissimo pino nero italico (Pinus nigra subsp. nigra var. italica), localizzate su imponenti e inaccessibili balze rocciose calcaree; l’unico popolamento di betulla (Betula pendula) del Parco, relitto glaciale raro nella penisola italiana.
La faggeta è un bosco pressoché puro, in cui al faggio si associano pochi altri alberi. Tuttavia nelle formazioni meglio conservate possiamo trovare il tasso (Taxus baccata), l’agrifoglio (Ilex aquifolium) e l’Acero di Lobel (Acer cappadocicum subsp. lobelii), albero endemico che raggiunge nel Parco il limite settentrionale di distribuzione. Anche il sottobosco risulta piuttosto povero di specie, per via della scarsa luce che penetra le chiome. Tra i rari arbusti prevalgono la rosa cavallina (Rosa arvensis), il rovo ghiandoloso (Rubus hirtus) e la berretta da prete maggiore (Euonymus latifolius). Tra le specie erbacee maggiormente rappresentate vi sono il caglio odoroso (Galium odoratum), la viola di Reichenbach (Viola reichenbachiana), varie felci (Polystichum spp., Dryopteris spp., etc.), dentarie (Cardamine spp.), anemoni (Anemone apennina, Anemonoides ranunculoides), l’erba fragolina (Sanicula europaea). Le radure della faggeta sono particolarmente pittoresche per la vistosa fioritura di specie dei margini, come l’epilobio a foglie strette (Chamaenerion angustifolium), la peonia italica (Paeonia officinalis subsp. italica), i maggiociondoli (Laburnum anagyroides, L. alpinum). L’abete bianco (Abies alba), presente fino ai primi dell’800 nei boschi montani del Parco, è ormai possibile osservarlo soltanto in impianti artificiali.
Fortemente sfruttate in passato, le faggete del Parco stanno riacquistando un’architettura ed una funzionalità più naturali, anche grazie agli interventi di conversione all’alto fusto dei cedui.
Diverse sono le specie di uccelli di importanza conservazionistica che troviamo in questi ambienti, come la Balia dal collare (Ficedula albicollins), il Picchio dalmatino (Dendrocopos leucotos) e il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Dove vi è la presenza di acque superficiali con debole corrente, i boschi sono popolati da anfibi tipicamente forestali, quali la Salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata), la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e la Rana appenninica (Rana italica). Tra i mammiferi sicuramente più rappresentativi vi sono la Martora (Martes martes), il Gatto selvatico (Felis silvetsris) e alcune specie di pipistrelli fitofili tra cui il raro Vespertilio di Alcatoe (Myotis alcathoe).
Nella fascia montana del Parco sono presenti altre formazioni forestali, piuttosto localizzate ma di enorme valore conservazionistico. Tra queste: i boschi mesofili di forra, con tigli (Tilia spp.), frassino maggiore (Fraxinus excelsior), aceri (soprattutto Acer platanoides e A. pseudoplatanus) e olmo montano (Ulmus glabra) e con un sottobosco reso peculiare dalla felce cosiddetta lingua cervina (Asplenium scolopendrium) e dalla lunaria odorosa (Lunaria rediviva); le formazioni rupestri del rarissimo pino nero italico (Pinus nigra subsp. nigra var. italica), localizzate su imponenti e inaccessibili balze rocciose calcaree; l’unico popolamento di betulla (Betula pendula) del Parco, relitto glaciale raro nella penisola italiana.
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