25 Febbraio 2024
Un Parco di Montagna affacciato sul Mare

SCHEGGE DI GEODIVERSITA'

Progetto editoriale con la collaborazione del fotografo Bruno D'Amicis

Da qualsiasi angolo la si guardi, che sia la Conca Peligna o la costa teramana, le colline del pescarese o la Val di Sangro, la Maiella è sempre una presenza ingombrante nel paesaggio.

È impossibile non notare quel corpulento panettone carbonatico, che si innalza improvviso e prepotente a conquistare l'orizzonte d'Abruzzo e lo sguardo dei suoi abitanti, sempre attenti ai suoi cambi d'umore. Tuttavia, a differenza degli altri massicci montuosi della Regione, per capire davvero com'é fatta, la Maiella va guardata da vicino. Non ci si deve far ingannare da quelle che, da lontano, appaiono come forme tondeggianti e gentili, quasi un miraggio di una materna divinità femminile o di un placido leviatano. Quando si arriva al suo cospetto, la nuda roccia, le anguste rave e i profondi valloni ne incidono il profilo come un volto segnato da rughe e cicatrici.
Da oriente, in particolare, il dislivello che separa il mondo degli uomini da quello dell'alta quota è tale che la montagna appaia come una fortezza inespugnabile. Con soggezione, allora, ci si accosta ai suoi piedi. Visti da sotto, i versanti aridi, spogli e ripidissimi, e le pareti rocciose a strapiombo sembrano voler respingere qualsiasi aspirazione di contatto. Se si riesce a superare questo primo senso di sbigottimento e si intraprende la salita, i muscoli delle gambe iniziano a dialogare con il terreno e, passo dopo passo, la montagna si fa più accogliente. La pendenza talvolta si addolcisce e sembra addirittura voler concedere il lusso di un momento di riposo, magari all'ombra di una parete aggettante, sotto cui zampilla coraggiosa una piccola sorgente.

È qui che, migliaia di anni fa, l'uomo ha iniziato di espugnare la montagna, per stabilirvi le proprie dimore temporanee.

Tra questi interstizi, quindi, la geologia si è fatta storia, e poi architettura. Un'architettura timida ed effimera, essenziale quanto funzionale, che, mimetizzandosi con il calcare, sembra volersi nascondere, quasi a non risvegliare il gigante addormentato. E così la parete è diventata grotta, la grotta si è fatta capanna e la capanna tempio. Forse è proprio dagli umili ricoveri dei pastori, i veri conoscitori della Maiella, che sono nati i tanti piccoli eremi e santuari rupestri che rendono giustamente celebre questa montagna.
I resti dell'eremo di Sant'Angelo, risalenti al secolo XI, nell'omonima grotta nei pressi di Palombaro, sembrano fondersi con la roccia calcarea e rappresentano uno degli esempi più straordinari di architettura rupestre della Maiella.
Allo stesso tempo, in un dialogo silenzioso, ma che perdura da milioni di anni, tra l'evoluzione della Terra e quella delle specie, la componente minerale della Maiella si è pian piano tradotta in vita. E che vita! Il Massiccio, infatti, è caratterizzato da una biodiversità sorprendente, con moltissime specie rare o endemiche, cioè introvabili altrove al Mondo, e che rappresentano il patrimonio più fragile e prezioso di un meraviglioso Parco Nazionale istituito nel 1995.
Le morbide meringhe di batteri che si sviluppano sulle concrezioni al buio di alcune grotte; le delicate soldanelle e le intriganti pinguicole, che crescono sotto le pareti bagnate dallo stillicidio; i ciuffetti di androsace che resistono sulle vette spazzate dai venti; gli zoccoli flessibili dei camosci che aderiscono sicuri alle placche calcaree, o il volo sbarazzino dei gracchi che sfidano i venti in quota, sono tutte declinazioni di una geologia che nel tempo va scrivendosi nel DNA di migliaia di organismi. Ed è proprio per questa lampante e variegata serie di combinazioni tra minerale e vivente, tra geologia, cultura e biologia, e per la sua valenza nel rivelare a tutti le complessità del passato di un territorio, che il Parco Nazionale della Maiella nel 2021 è entrato a buon diritto nelle fila dei Geoparchi UNESCO.

Studiare e ricostruire la storia naturale e culturale della Maiella è un lavoro appassionante, ma lungo e difficile.

Questo non si può fare tutto a tavolino, ma piuttosto zaino in spalla, arrancando sulle pietraie arse da un sole impietoso, o ricercando il sentiero scomparso tra le gelide nebbie d'autunno. Partendo dai 95 geositi della Maiella, nonché dalle vicende e dalle scoperte di chi ha dedicato la propria vita all'esplorazione e alla protezione di questa montagna, è possibile iniziare a ricomporre i pezzi di un enorme puzzle, vecchio sì di milioni di anni, ma che forse tiene in serbo tutti i segreti per affrontare il futuro.




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