13 Luglio 2020





UN PARCO DI MONTAGNA
AFFACCIATO SUL MARE

UN PARCO DI MONTAGNA
AFFACCIATO SUL MARE

La Geologia del Parco

Il Parco, la cui altitudine va dai 130 ai 2793 m di M. Amaro, è costituito da rilievi carbonatici che superano o sfiorano i 2000 m, Majella, Morrone, Porrara, Pizzalto e Rotella, separati da valli e da pianori carsici.
Dal punto di vista geologico, la Majella è il massiccio più singolare dell’Appennino. I suoi calcari si sono depositati per lo più a partire da 100 milioni di anni fa sul fondo di un mare tropicale ricco di vita, come testimoniato da numerosi fossili; la sua orogenesi è recente (Pliocene, 5 milioni di anni fa).

Di forma tondeggiante per la struttura a piega anticlinale, è stata modellata dai ghiacciai quaternari che hanno lasciato circhi e valli sommitali (Femmina Morta, di origine glaciale ripresa in seguito dal carsismo). Sui fianchi orientale e settentrionale è incisa da profonde valli fluviali che scendono continue dalla cima alla base del massiccio (Valle dell’Orfento, V. delle Mandrelle-S. Spirito, V. di Taranta).

Tra Majella e Morrone, la bassa Valle dell’Orta assume i caratteri di un canyon creando uno scenario davvero unico. Per il fenomeno carsico, il territorio montano del Parco appare arido in quota ma è ricco di acque sotterranee che sgorgano copiose nelle sorgenti di valle. Sulla Majella si contano più di 100 grotte. Oltre alla Grotta del Cavallone con abbondanti stalattiti e stalagmiti, degne di nota sono la Grotta Nera per il “latte di monte” e la Grotta Scura di interesse speleologico. Forme epigee del carsismo sono le doline, gli inghiottitoi e i karren (solchi e forme di corrosione). Verso sud, il Porrara si erge a lato del Quarto di Santa Chiara, uno degli altipiani carsici del Parco posto a 1250 m. Le acque raccolte dal suo inghiottitoio riemergono dall’altro versante della montagna a Capo di Fiume (Palena) che è anche sede di un importante geosito paleontologico. A sud est la morfologia cambia nettamente: i Monti Pizzi e il Monte Secine, di natura marnosa, spiccano in un paesaggio più dolce dominato da terreni argillosi.

I Geositi del Parco Majella
Un geosito può essere definito come località, area o territorio in cui è possibile individuare un interesse geologico o geomorfologico per la conservazione (W.A. Wimbledon, 1995). Si tratta di elementi rappresentativi della geodiversità di un territorio che si riflette nella varietà dei caratteri geologici e geomorfologici, idrologici e idrogeologici, litologici e quindi pedologici. Questi contribuiscono alla componente abiotica degli habitat e pertanto la loro tutela in un Parco Nazionale assume una duplice importanza in quanto non si tratta solo di salvaguardare il “monumento” quale testimonianza della storia geologica della Terra, ma indirettamente si tutelano anche le specie vegetali e animali che vi vivono e di conseguenza la biodiversità. I geositi vengono riconosciuti e individuati per il loro interesse che può essere scientifico (geologico stratigrafico, geomorfologico, minerario, paleontologico, sedimentologico etc.) e/o contestuale (culturale, didattico, paesaggistico, storico, turistico etc.). A livello nazionale la banca dati dei geositi è curata dall’ISPRA e comprende alcuni siti del Parco Nazionale della Majella. Il vasto territorio del Parco è infatti caratterizzato da ampia geodiversità in quanto in esso ricadono diversi complessi montuosi intervallati da valli e altipiani, primo fra tutti la Majella, con caratteristiche geologiche distinte e diversità nella litologia, seppure i calcari siano dominanti, una lunga storia geologica, grotte e altri fenomeni carsici, morfologie lasciate dalle glaciazioni quaternarie e numerosi fossili. Questa sezione del sito web, che nel tempo sarà integrata e approfondita, ha intento divulgativo e pertanto mira ad illustrare le principali peculiarità geologiche dell’area per dare la possibilità agli appassionati “geoturisti” di conoscere delle località da inserire nei propri percorsi di visita e a chi è meno esperto l’opportunità di leggere il territorio con un occhio diverso, domandandosi cosa c’è dietro a ciascuna delle forme del paesaggio.
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