10 Luglio 2020





UN PARCO DI MONTAGNA
AFFACCIATO SUL MARE

UN PARCO DI MONTAGNA
AFFACCIATO SUL MARE

Le grotte

Ambienti del Parco
Il carsismo è molto diffuso nel Parco soprattutto sulla Majella con più di 100 grotte.

Infiltrandosi e scorrendo da millenni nel sottosuolo, le acque piovane e quelle di fusione delle nevi ampliano le fratture delle rocce calcaree, scavano antri e gallerie con la loro azione chimica e meccanica. Lo stesso fenomeno è costruttivo quando crea stalattiti e stalagmiti, concrezioni alabastrine che ornano le pareti delle grotte come per il Cavallone a 1450 m nel Vallone di Taranta, complesso carsico lungo 1,3 km e attrezzato per la visita.

Ad accesso regolamentato per la sua fragilità è la Grotta Nera con il “latte di monte”, rara concrezione morbida al tatto nella cui genesi concorrono dei batteri.

La temperatura dell'ambiente ipogeo è costante tutto l'anno, circa 10°C nel Parco, l'umidità è alta (80-90%) e la luce assente, ma questo non impedisce la vita.

All'ingresso e nel primo tratto vivono piante che amano i luoghi ombrosi tra cui il Capelvenere, l'Aquilegia della Majella e la Campanula di Cavolini, oltre a muschi e licheni, mentre all'interno solo alghe e funghi.

La fauna è costituita principalmente da invertebrati (aracnidi, ortotteri, coleotteri, lepidotteri) adattati all'ambiente ipogeo con riduzione degli organi visivi, depigmentazione del corpo e sviluppo di apparati sensoriali come lunghe setole tattili.

Le grotte sono frequentate talvolta per il letargo o per il riposo da diverse specie animali, volpi, faine, lupi, orsi, rapaci notturni ma soprattutto chirotteri, mammiferi volanti che si muovono e cacciano grazie all'emissione di ultrasuoni con cui localizzano prede e ostacoli.

La maggior parte di quelli presenti in Majella usa le cavità almeno per il periodo dell'ibernazione.

Molte grotte e cavità del Parco sono state frequentate dall'Uomo come quelle neolitiche di Grotta Caprara (Lama dei Peligni) e dei Piccioni (Valle dell'Orta), S. Giovanni all'Orfento che fu eremo di Celestino V e lo Stazzo del Faggio (Pennapiedimonte) che è stato un riparo pastorale.


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