25 Febbraio 2021




UN PARCO DI MONTAGNA
AFFACCIATO SUL MARE

UN PARCO DI MONTAGNA
AFFACCIATO SUL MARE

L'altopiano tettonico-carsico di Quarto Santa Chiara

La Geologia del Parco
Il Quarto Santa Chiara è una conca endoreica di origine tettonico-carsica, situato tra il Monte Pizzalto (ad ovest) e il Monte Porrara (ad est) in territorio di Palena, che si estende verso sud formando un vasto altopiano intermontano comprendente il Quarto del Barone e La Riseca. Fa parte dei cosiddetti “Altipiani Maggiori d'Abruzzo”. Il Quarto Santa Chiara è attraversato dal Fosso La Vera che, specie nell'ultima parte del suo corso, per la bassissima pendenza dell'altopiano (posta a circa 1.250 m s.l.m.), forma una serie di evidenti meandri. Guardando dall'alto il Quarto, è molto facile riconoscere i vecchi meandri abbandonati che testimoniano l'evoluzione del torrente nel tempo; ciò è possibile grazie al contrasto di umidità con il terreno circostante. Con l'intervento dell'uomo sono stati incanalati due lunghi tratti del corso d'acqua (tratti rettilinei). L'origine tettonica del Quarto è testimoniata dalla faglia bordiera del Monte Porrara. Questa faglia diretta, risalente al Pleistocene (circa 2 milioni di anni fa) e forse ancora attiva, ha abbassato la porzione occidentale del Porrara, dove attualmente si trova l'altopiano, creando lo "spazio" per le acque correnti che hanno depositato sedimenti alluvionali, a volte molto spessi. Successivamente, questi sedimenti sono stati incisi e scavati dal Fosso La Vera e da altri rivoli superficiali. Le stesse acque, raggiungendo il substrato calcareo, hanno svolto l'azione carsica che ha determinato anche la formazione dell'inghiottitoio. Il Fosso La Vera ha un carattere quasi perenne e si immette nell'inghiottitoio con l'aggiunta degli apporti delle acque superficiali provenienti dai versanti del Pizzalto e del Porrara. Quando l'inghiottitoio non drena in modo sufficiente tutte le acque del Fosso e quelle di ruscellamento (generalmente in primavera con la fusione delle nevi) sull'altopiano si forma un laghetto le cui dimensioni e profondità possono variare a seconda dell'anno e della stagione. A volte permane fino a maggio, costituendo un habitat umido particolarmente importante per l'avifauna e la vegetazione igrofila. Una volta infiltrate tramite l'inghiottitoio, le acque attraversano il sistema carsico fratturato del Monte Porrara che si collega abbastanza velocemente (circa 3 ore) alle sorgenti dell'Aventino (portata media 1.200 l/s) a Capo di Fiume (Palena). Questo è il punto in cui il torrente Cotaio prende il nome di Fiume Aventino che è il principale affluente del Sangro. Il percorso sotterraneo delle acque dal versante occidentale a quello orientale del Porrara (praticamente un "salto" da un bacino idrografico all'altro) è stato confermato da studi eseguiti con dei traccianti, che hanno dimostrato quanto il bacino idrogeologico dell'Aventino sia molto più ampio di quel che si potrebbe ipotizzare considerando solo l'assetto idrografico superficiale. (Testo di Paolo Pitzianti e Elena Liberatoscioli)

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