11 Agosto 2022
Parco Nazionale della Maiella



UN PARCO DI MONTAGNA



AFFACCIATO SUL MARE

ITINERARIO III – A piedi con i briganti sui monti Pizzi

Il Sentiero dei Briganti

Scheda Tecnica:
Località di inizio:
Località di arrivo:
Difficoltà escursionistica:
Dislivello in salita:

Dislivello in discesa:
Lunghezza:
Tempo di percorrenza:
Punti acqua:
Strutture informative del Parco più prossime alla zona:

Descrizione:

Partendo dal sentiero N5, non distante dalla stazione di Palena, si raggiunge prima il rifugio Colle Fauni e poi il Block Haus di Pietra Cernaia. Da qui il sentiero N4 ci conduce ai piedi del monte Secine fino al bosco della Montagna di Gamberale dove si raggiunge la strada provinciale 164. Dopo un tratto di via asfaltata si imbocca il sentiero L1 entrando nei territori di Montenerodomo ed infine, dopo aver raggiunto il sentiero L3 si giunge a Pizzoferrato. Località interessate dagli avvenimenti legati al brigantaggio sono: Colle Fauni, Block Haus di Pietra Cernaia, Val di Terra, Bosco Montagna, monte S. Domenico.


Episodi di Brigantaggio lungo la tappa:

7 giugno 1866 Lo scontro di Colle Fauni – Palena e Pescocostanzo Domenico Cannone, con l'intenzione di operare nella zona tra Palena e Pescocostanzo, il 7 giugno 1866, ordinò a sei dei suoi uomini di consegnare al signor Masci in località Vaccareccia nei pressi della contrada Scrima Cavallo, il presente biglietto:

Al signor Masci

Mandarmi 1000 pezze 2 rilongo darigente col lacca di ore di france 2 vestitto 2 cappotto 6 cappelli 10 fazzoletti di seta 10 cammica 6 paia di calzette 6 paia dis carpe 2 barile di vino 20 bottigllo une presiutte 30 rotelo di pano tre paia di casicavallo fermate da me pulicarpe romagnole ti do 4 giorno di tempo
“.

Questo messaggio fu però consegnato dai pastori alla vicina stazione dei carabinieri di Pescocostanzo e tre uomini si mossero subito in perlustrazione nella zona di colle Fauni. Qui i briganti appena li avvistarono iniziarono a far fuoco, ma ben presto furono costretti a fuggire per non essere accerchiati frontalmente dal sopraggiungere delle restanti truppe di Pescocostanzo e alle spalle dai rinforzi militari che potevano giungere dal Block haus di Pietra Cernaria.

10-13 giugno 1866 Il perdono dei briganti a Pizzoferrato La notte del 10 giugno 1866 Giuseppe Di Iuliis fu sequestrato da un gruppo di briganti, alla porta della masseria del Zaccaria presso Colle Bagnato a cinque chilometri da Pizzoferrato. Tra loro qualcuno riconobbe Giuseppe Ferrara di Montazzoli e Policarpo Romagnoli di Atessa, che erano capi delle rispettive bande e Giuseppe delle Donne di Montenero di Bisaccia. Insieme a Giuseppe furono sequestrati anche Carlantonio Casciato, il nipote Francesco ed i giovanotti Domenico e Felice De Iuliis.
Il giorno successivo al sequestro Ferrara fece recapitare alle famiglie il riscatto per i prigionieri corrispondente a 100 piastre per Camillo De Iuliis e Geremia De Iuliis e 1000 piastre furono richiesta a Nicola, fratello di Giuseppe per riscattare i propri parenti che altrimenti sarebbero stati ammazzati. Le piastre erano monte d'argento da 120 grana da ca.
Il 12 giugno due abitanti di Pizzoferrato, Domenico Pasquarelle e Domenico Casciato, per sincerassi che i prigionieri fossero ancora in vita, fecero visita ai briganti che gli permisero di osservarli da lontano. Da qui si percepisce che i briganti avevano un buon rapporto con la popolazione locale, in quanto molti proteggevano e assecondavano i movimenti delle bande che erano composte spesso da autoctoni o gente proveniente dai paesi limitrofi.
Il 13 giugno all'alba il brigante Ferrara per dimostrare che faceva sul serio fece recapitare al fratello di Nicola una busta, contenente il padiglione dell'orecchio destro di Giuseppe con tanto di richiesta di denaro.
In questi 4 giorni la banda si spostò continuamente per non essere catturate dalle truppe armate sempre più presenti sul territorio, fin quando furono costretti a rilasciare i prigionieri per potersi salvare anche questa volta.

Agosto 1866 Il sequestro del Carbonaio Il 2 agosto del 1866 il Carbonaio Gregorio Spagnuolo di Pettorano sul Gizio con alcuni compaesani si trovava a lavorare alla carbonaia nei tenimenti del signor Cocco di Pescocostanzo a poca distanza dal Bosco di San Domenico. Durante il periodo della combustione Gregorio e la sua squadra si alternavano giorno e notte. Una di quelle notti Gregorio si stava per coricare quando fu circondato e catturato da 8 briganti. I briganti Cannone e Ferrara scrissero un biglietto di riscatto da consegnare alla famiglia Spagnuolo in cui chiedevano 3000 piastre e lo consegnarono ad un dipendente del malcapitato Cesidio Carrara che corse subito verso Pettorano. Gregorio doveva spostarsi ad ogni movimento della banda ed era costantemente sorvegliato da cinque uomini armati, pertanto la fuga era quasi impossibile. Nel frattempo la famiglia di Spagnuolo inviò tramite Antonio di Giannamore ben centoventisei carlini in moneta d'oro, ma non erano sufficienti. Allora si presentò direttamente il fratello Pietro e il cugino Vincenzo che giunsero con centocinquanta denari. I briganti presero i soldi e tennero in ostaggio per qualche ora anche essi. Poi i due furono rilasciati con la promessa di avere altro denaro altrimenti avrebbero ucciso Gregorio. La sera del 13 agosto, Gregorio cercava di riposare in una piccola capanna di pastori nel bosco della montagna di Gamberale e ad un certo punto fu svegliato da un forte vocio. Le due sentinelle si fiondarono verso il raduno della banda dove era scoppiata una rissa a causa di qualche somma da spartire. Gregorio ne approfittò e fuggì nei boschi. Durante il rientro al suo paese, sulla via incontrò suo fratello e suo cugino che stavano per portare ai briganti il terzo riscatto.

Curiosità:
Block Haus erano i presidi militari dove si appostavano le Guardie Nazione e il real dei Carabinieri per fronteggiare i briganti. Ancora oggi in molte località del Parco Nazionale della Maiella rimane tale denominazione come ad esempio il Block Haus nei pressi della Maielletta o il Block Haus di Pietra Cernaia.

Il carbonaio era uno dei lavori più faticosi che veniva tramandato di padre in figlio. Solitamente dopo aver raccolto abbondante legna, si posizionava in modo obliquo-verticale e si accatastava in più strati fino a raggiungere circa 3 metri di altezza e un diametro di 4 metri dando una forma vagamente conica. Al centro della carbonaia si formava un grande buco, chiamato “il camino” nel quale veniva versato dall'alto la brace per l'accensione ed il tutto veniva ricoperto con uno strato di terriccio misto ad erbe , foglie e frasche. Queste, però, dovevano essere umide, in modo che la combustione avveniva in assenza di ossigeno, e la legna accatastata in modo verticale e ricoperta, non aveva modo di bruciare mentre tutt'intorno si evidenziavano filari di fumo chiamate “fumarole”. La combustione avveniva di solito tra i 10 e 12 giorni dall'avvenuta accensione e durante quest'arco di tempo bisognava intervenire anche di notte per ravvivare il fuoco.



Leggi di più:

Domenico Cannone

Giuseppe Ferrara

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