11 Agosto 2022
Parco Nazionale della Maiella



UN PARCO DI MONTAGNA



AFFACCIATO SUL MARE

TAPPA II - Bosco di Sant’Antonio (Pescocostanzo) - Campo di Giove

Il Sentiero dei Briganti
Sigle dei sentieri percorsi: O2 – O1 – O5 – O3 - L
Località di inizio: Bosco Sant'Antonio (Pescocostanzo)
Località di arrivo: Campo di Giove
Difficoltà escursionistica: EE- ESCURSIONISTI ESPERTI
Dislivello in salita: m. 550 circa
Dislivello in discesa: m. 800 circa
Lunghezza: km 8,200 circa
Tempo di percorrenza: 4h. 00' circa
Punto acqua: Bosco Sant'Antonio – Campo di Giove
Strutture informative del Parco più prossime alla zona: Centro Informazioni di Campo di Giove


Descrizione:

La seconda tappa parte dal Bosco di Sant'Antonio e, proseguendo lungo il sentiero O1, sale verso lo stazzo Macchiaduni. Da qui, camminando sempre lungo il sentiero O1, si interseca il sentiero O5 che conduce verso la vetta del monte Pizzalto (1966 m). Dal Pizzalto si torna indietro e si discende verso il sentiero O3, che porta ad incrociare il sentiero della Libertà fino a Campo di Giove. Luoghi legati agli episodi di brigantaggio: Bosco di Sant'Antonio, Stazzo Macchieduni e Campo di Giove.

Episodi di Brigantaggio lungo la tappa:

14 agosto 1862: la battaglia di Campo di Giove Tre bande per un totale di 110 uomini si riunirono sul monte Ugni sotto la guida di Francescantonio Cappucci, luogotenente di Chiavone. Decisero di attaccare la potente e ricca famiglia dei Ricciardi presso il comune di Campo di Giove. Dopo pochi giorni di cammino con fucili e provviste passando per l'attuale rifugio Martellese (2049 m), scesero verso la località «La Carozza» per ripidi sentieri e qui risalirono verso Cima Murelle (2596 m), raggiunsero la sella del Monte Acquaviva e dopo aver raggiunto il monte Focalone (2676 m) si diressero verso il monte Amaro (2793 m) e discesero verso la valle di Femmina Morta. Da qui raggiunsero il Guado di Coccia da dove si poteva osservare il Borgo di Campo di Giove. Qui poco dopo lo spuntare del giorno sferrarono l'attacco all'interno del paese e andarono verso la casa di Don Vincenzo Ricciardi (oggi sede del municipio). Furono sorpresi dalla resistenza dei locali che li costrinsero alla ritirata dopo due ore e mezza di battaglia. Molti briganti furono feriti, alcuni morirono. E la banda nella ritirata si sfaldò e ognuna tornò verso la propria zona.

12 giugno 1866: Pescocostanzo-la battaglia di Macchieduni
La mattina del 12 giugno, il brigadiere Crivelli, appartenente alla stazione dei carabinieri reali di Pescocostanzo, venne a sapere di movimenti briganteschi nella zona del bosco di Sant'Antonio. Decise di salire insieme ad altri armati, verso la località chiamata Macchieduni, rifugio di briganti perché ricco di ampie zone boschive e crocevia di sentieri. Qui incontrarono un pastore che ogni giorno portava cibo ai briganti. Lo interrogarono e capendo che nascondeva qualcosa iniziarono a rimproverarlo, ma in quel momento, i briganti decisero di ingaggiare uno scontro a fuoco con la forza pubblica. I soldati da cacciatori divennero prede.


Curiosità:

Sulla battaglia di Campo di Giove: I briganti sferrarono l'attacco andando verso la casa di Don Vincenzo Ricciardi (oggi sede del municipio). L'abitazione fu bersagliata dai proiettili tanto che ancora oggi è possibile vedere dei fori sulla colombaia soprastante. Il Bosco di Sant'Antonio insieme all' Altopiano delle Cinque Miglia e alla strada che da Campo di Giove giungeva fino al Quarto Santa Chiara erano le vie che collegavano Sulmona a Castel di Sangro. Sin dai tempi dei romani il Bosco di Sant'Antonio era la più frequentata perché più riparata. Ma perse questo primato quando il re Ferdinando IV nel 1783 accolse il progetto di Andrea Pigonati di prolungare la strada che da Castel di Sangro attraversa la Piana delle Cinque Miglia. Ma per gli abitanti di Pescocostanzo il Bosco di Sant'Antonio era sempre la strada più breve per scendere a Sulmona, passando da Cansano e poi per la Conca Peligna. Tuttavia durante gli anni della reazione al nuovo cambiamento politico non era la più sicura. Spesso gli uomini ricchi temendo rappresaglie chiedevano aiuto alla guardia nazionale per accompagnarli.


Leggi di più:

Banda di Cappucci

Croce De Tola

Banda di Giuseppe Ferrara e Domenico Valerio detto “Cannone”

Primiamo Marcucci
Documenti allegati
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Le tracce vettoriali in formato “kml” dei percorsi escursionistici disponibili derivano dall’esportazione delle tracce rilevate sul campo dai tecnici del Parco con strumentazione gps successivamente rettificate mediante software GIS su base I.G.M.I. scala 1:25.000 georeferenziata in sistema di riferimento UTM33N-WGS84 (epsg:32633). Per tal ragione, nel visualizzare tali tracce vettoriali su basi cartografiche diverse (ad esempio immagini satellitare Google Earth, cartografie precaricate su gps ecc.) potrebbe essere rilevata una non perfetta corrispondenza con gli elementi topografici visibili al suolo e la traccia vettoriale scaricata. Si prega, dunque, di prestare la massima attenzione ad eventuali errori di sovrapposizione cartografica oltre che a verificare la corretta funzionalità delle funzioni di geolocalizzazione dei vostri dispositivi gps.

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