17 Giugno 2024

La Paleofrana di Lettopalena

Progetto editoriale con la collaborazione del fotografo Bruno D'Amicis
Ammirando la mole della Maiella lungo il suo tormentato versante orientale e, in particolare dalle alture della destra orografica della Valle dell'Aventino, come per esempio nei pressi di Colledimacine, lo sguardo che scorre lungo le sue pendici, prima o poi finisce per soffermarsi su una strana incisione. Tra le valli di Taranta e di Lettopalena, infatti, sembra quasi sia stato asportato un tassello di montagna. Un'enorme porzione di torta tagliata con maestria da una mano gigantesca, che ha lasciato dietro di sé un vuoto dalla forma vagamente rettangolare.
Avvicinandosi alla base di questa grande rientranza per indagare e guardando dal lato opposto, verso il fondo della valle, si scorge un immenso ammasso di detriti.

Migliaia e migliaia di tonnellate di roccia grigia, che giacciono immobili, formando una collina ai piedi del ripido pendio: una frana di proporzioni colossali.

Ma visitare un Geoparco forse non vuol dire riuscire a cogliere solamente l'espressione minerale di un territorio, bensì anche apprezzare come, in questi luoghi, la geologia si leghi a doppio filo alla loro storia naturale e culturale.

E non a caso qui la roccia si trasforma in corolla di soldanella, zoccolo di camoscio e fischio di picchio muraiolo. E le frasi e le invettive sgrammaticate di pastori e viandanti sulla Tavola dei Briganti sembrano quasi voler sottoscrivere il muto messaggio che risuona da milioni di anni nei fossili che affiorano dalle pareti del Focalone.
Nel Triassico, oltre cento milioni di anni fa, la Maiella era il fondale di un tiepido mare tropicale, popolato da molluschi di diverse specie. Il mare oggi inizia oltre duemila metri più in basso, ma i resti di rudiste, turritelle, briozoi, foraminiferi e altri organismi degli oceani della Preistoria occhieggiano tra mughete e nevai a ricordarci l'incommensurabile profondità della storia della Terra. Lo stesso avviene di fronte al meraviglioso Anfiteatro delle Murelle, le cui pareti sono ciò che rimane di un'antica scogliera marina. E se vi capitasse di trascorrere una notte nel piccolo, ma accogliente Bivacco Fusco, quando il sole tramonta e il cielo si fa blu, guardate fuori: come per magia, la falesia vestirà antiche tonalità sottomarine per risplendere nell'eco di un oceano della notte dei tempi.

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